sabato 24 febbraio 2024

Dal 7 marzo al 10 marzo 2024 Nelle due mani Scritto e diretto da Roberto Boris Staglianò Cast attori: Giuliano Bruzzese, Simone Della Mura, Pierciro Dequarto, Margot Ruggiero, Roberto Boris Staglianò

 

Un ringraziamento per la consulenza a: Giovanna Zanchetta ph Sofia Pittaccio 

Una tranquilla e ordinaria famiglia moderna: un padre, una madre, due figli maschi e una nonna. Una famiglia con i suoi codici, le routine e i segreti di tre generazioni, spesso in conflitto tra di loro, che convivono e abitano lo stesso spazio. Attraversando le stagioni della vita, dall’infanzia all’età adulta, le persone nascono, crescono, muoiono. Storie di un ciclo eterno che coinvolge e fagocita anche i sentimenti come l’amore, l’odio, la fratellanza. L’attrazione fisica e le reciproche ostilità influenzano e condizionano i fatti concreti, la vita dei cinque protagonisti: Pà, Mà, Caiòn, Abe e nonna Lou. Nella famiglia non così tanto felice di Nelle due mani, una coppia sperimenta la fine della loro attrazione fisica e la crisi del loro rapporto dopo due gravidanze. 

I due fratelli si misurano, fanno prove di forza e di competizione tra di loro. Lou, la nonna, affronta l’avanzamento della vecchiaia, il declino fisico, senza volere abdicare alla vita. Fin qui nulla che non possa essere replicabile o adattabile alla realtà di milioni di altre famiglie, ma cosa si nasconde dietro la facciata di una tranquilla e apparente normalità? Ogni personaggio è coinvolto in una partita a due con il suo simile, l’uno diventa l’avversario e il sostenitore dell’altro. Ogni personaggio manifesta la sua ambivalenza tra bene e male, ragione e sentimento, Eros e Thanatos. E i rapporti si incrinano, fino a spezzarsi, ricomporsi e scomporsi nuovamente.

LO SPETTACOLO Nelle Due Mani è un’opera prima, al suo debutto, il testo non è mai stato messo in scena né rappresentato. Nasce come corto teatrale, al termine del lockdown, nell’agosto del 2020. Due dialoghi concepiti, scritti e rielaborati durante il laboratorio di drammaturgia “Il grande silenzio” condotto da Roberto Scarpetti, al Teatro India, nell’ambito del Festival If / Invasioni (dal) Futuro, a cura di Lacasadargilla. Quella prima stesura è stata successivamente ampliata e sviluppata, durante l’ultimo laboratorio on-line di scrittura e lettura scenica “Di cosa parlo quando parlo di me”, con la compagnia Frosini/Timpano, nel mese di marzo 2021. Scrivere è una pratica affascinante e, allo stesso tempo, terribile. Permette di contemplare la bellezza, di esplorare nuovi spazi del possibile. 


Ogni volta, però, chi esercita tale pratica si mette in una condizione di vulnerabilità e di nudità con il proprio sé, senza infingimenti, senza inganno. Scrivere e recitare, pertanto, risultano essere due attività complementari tra loro. Nelle Due Mani trae ispirazione dalla storia epica e biblica di Caino e Abele, due fratelli interpretati in chiave contemporanea, con esiti e sviluppi diversi rispetto al racconto originale. L’opera è una lente di ingrandimento, un testo ambientato in una famiglia dove sono presenti tante contraddizioni, dove crollano progressivamente gli equilibri, dove cambiano le sorti dei protagonisti, in un susseguirsi di imprevisti. Lungi dal voler essere un trattato sociologico su cosa è la famiglia oggi o cosa è diventata nel corso dei decenni, Nelle due mani vuole essere l’obiettivo, l’occhio indiscreto di una micro camera che mostra come si sono trasformati i rapporti e le relazioni all’interno di essa. E, soprattutto, uno specchio che mostra quanto siamo coinvolti, quanto siamo responsabili di ciò che volto verso chi guarda: cosa accade fuori e dentro quelle mura domestiche? Quanto gli altri, loro, somigliano a noi? 

Teatro Trastevere Il Posto delle Idee -Consigliata Prenotazione- Via Jacopa de Settesoli 3 (feriali ore 21, festivi ore 17,30) Intero 13, Ridotto 10 (prevista tessera associativa) Contatti: 065814004-3283546847 info@teatrotrastevere.it 

                  UFFICIO STAMPA VANIA LAI vanialai1975@gmail.com

                                                        Giò Di Giorgio

giovedì 22 febbraio 2024

“Madre, Figlia e Spirito” di Ortensia Sayre Macioci al Teatro Di Documenti il 24 e 25 febbraio: “tre archetipi perché anche le donne hanno una loro trinità”

 

“Scegli tre figure femminili, tre archetipi a cui fare riferimento: Madre, Figlia e Spirito perché anche le donne hanno una loro trinità”. 

In scena al Teatro Di Documenti il 24 e 25 febbraio “Madre, Figlia e Spirito” di Ortensia Sayre Macioci, con Ortensia Sayre Macioci e Giulia Quintigliani. L’opera è l’intreccio di tre testi poetici, tre femminili di un Altrove Alto che, attraverso le loro voci, agisce le loro gesta, il loro passato, le loro ideologie, credenze e princìpi. La Madre, Maria Maddalena – con il testo Myriam in Magdal. La Figlia, Antigone – con il testo Anti–gone. Lo Spirito, Giovanna d‘Arco - con il testo Santa Joan. Tre sono anche i pilastri su cui si radicano i tre atti: il Silenzio, inteso come lo stato di sottofondo in cui esiste tutta la consapevolezza umana, l‘Amore Universale, visto come l‘ultimo Graal di un percorso che passa dal riconoscimento all‘accettazione della grandezza dell‘uomo e la Grazia, l‘eredità, l‘anima del mondo, che smussa i lati spigolosi dell‘umano. 

Gli atti poetici intendono smuovere quel territorio archetipico femminile – amorevole, intuitivo, inconscio – che ognuno di noi ha, per elevare la danza tra il femminile e il maschile, tra l‘umano e il divino, tra l‘ombra e la luce. “Coloro che noi chiamiamo: principi e principesse nelle fiabe, eroi ed eroine nei miti, archetipi da più grandi, in realtà sono loro a chiamare noi, a richiamarci. Affidandoci, lasciandoli agire, seguendoli, senza pretese o doveri, chissà cosa potremmo scoprire nel tempo… Ho incontrato queste donne in momenti differenti, ognuna mi ha accompagnata per un po’, hanno avuto il loro tempo e poi si sono allontanate, a volte tornate, a volte rimaste presenti, un po’ in lontananza.
Con quella risposta si sono congiunte. Il ciclo si è chiuso - almeno per ora. Un filo unito, chiaro e lineare. Tre donne di un Altrove alto che parlano, un po’ a me, un po’ con me, un po’ a tutte, un po’ a tutti.” Ortensia Sayre Macioci Sabato 24 Febbraio ore 20:45 Domenica 25 Febbraio 2024 ore 17:30 Costo biglietto: intero 12€ - ridotto 10€ - 3€ di tessera

Teatro di Documenti via Nicola Zabaglia, 42 00153 Roma tel. 06/ 45548578 cell. 328/8475891 teatrodidocumenti@libero.it http://www.teatrodidocumenti.it/

                                     Giò Di Giorgio

mercoledì 21 febbraio 2024

DONNA IN SCENA. Boldini, Selvatico, Martini Treviso, Museo Santa Caterina 13 aprile al 28 luglio 2024

 

 Il Bel Mondo all’affermarsi della modernità. Protagoniste le donne alla moda. Donna in scena! 

La figura femminile protagonista di un affascinante racconto del bel mondo tra Otto e Novecento. Un mondo in equilibrio tra tradizione e progresso in cui la donna conquista alla modernità spazi di libertà e indipendenza. I più grandi ritrattisti dell’epoca saranno i cantori di questo loro magico momento, chiamati a eternare i volti e gli sguardi, a trasporre sulle tele il profumo, lo charme, l’erotismo di un’epoca davvero unica. Nella sontuosa mostra Donna in scena. Boldini, Selvatico, Martini , promossa dal Comune di Treviso, diretta da Fabrizio Malachin e allestita dal 13 aprile al 28 luglio al Museo Santa Caterina, si danno convegno celebrità, da Eleonora Duse a Wally Toscanini, da Lydia Borelli a Toti Dal Monte, accanto a eleganti esponenti della borghesia e della nobiltà trevigiana, veneta e nazionale, immortalati dai colori dei più affermati pittori a cavallo tra i due secoli, artisti spesso specializzati nel grande ritratto femminile, e per questo celebri, ammirati, e contesi. Da Giovanni Boldini, a Giacomo Grosso, da Cesare Tallone, a Vittorio Corcos, fino al britannico John Lavery, oltre agli Italiens de Paris Giuseppe de Nittis e Federico Zandomeneghi. Importante la selezione dei grandi veneti del momento quali Ettore Tito, Pietro Pajetta, Eleuterio Pagliaro, e soprattutto Giulio Ettore Erler e Lino Selvatico, il “Boldini Veneto” campione del ritratto alla moda di primo Novecento, tra Venezia, Milano e l’Europa. Corona una selezione di prim’ordine l’eccezionale presenza dei più importanti capolavori di Alberto Martini, precursore del surrealismo e ritrattista dall’atmosfera magica. Al Museo Santa Caterina sta per alzarsi il sipario su un percorso tra grandi dipinti, spesso capolavori assoluti, concessi alla mostra da Istituzioni, Musei e Collezioni pubbliche e private, insieme a disegni, sculture e affiches – dal trevigiano Museo Nazionale della Collezione Salce –, oltre a una scelta di abiti, ventagli, cappellini d’epoca che porterà in scena gli anni della Belle Époque. Una rappresentazione certo parziale, in quanto restituisce l’immagine di una parte della società minoritaria e privilegiata, quella protagonista del bel mondo, della mondanità, dei salotti alla moda e della joie de vivre , che gareggiava per posare di fronte ai pittori più in voga, ma non una semplice passerella di belle donne e di straordinaria pittura. Donna in scena è una mostra che ci porta a riscoprire, rivivere, e sognare, il fascino di un’epoca, proiettata verso la modernità, ma anche decadente e sensualmente romantica. “Dopo le fortunate retrospettive su Canova e Arturo Martini e Juti Ravenna, con questa mostra intendiamo approfondire l’indagine sui nostri migliori artisti attivi tra ’800 e ’900”, le parole del Sindaco Mario Conte. “Quello è stato infatti un periodo particolarmente vivace per Treviso sia dal punto di vista economico, con il nascere di imprese e attività economiche di successo, e con esse di una borghesia facoltosa, ma anche artisticamente propulsive. Basti pensare a quel gruppo di giovani che si ritrovava attorno a Gino Rossi e ad Arturo Martini. Per questi ultimi, così come per tutti i veri protagonisti, l’ambiente veneziano rimane il primo punto di riferimento, ma con la tendenza a confrontarsi con gli ambienti più alla moda, Milano, Monaco e Parigi in particolare. Treviso riafferma, ancora una volta, il suo ruolo nell’arte con una grande mostra, promuovendo le proprie bellezze e peculiarità facendo conoscere i suoi migliori interpreti in una continua indagine volta ad arricchire il panorama culturale”. Aspetto, quest’ultimo che sottolinea anche il direttore dei Civici Musei Trevigiani, Fabrizio Malachin. “La mostra prende le mosse dall’attività di due protagonisti della scena trevigiana e veneta di quell’epoca che l’Istituto desidera far riscoprire al grande pubblico nel 100° e nel 60° della morte: Lino Selvatico (Padova, 20 luglio 1872–Treviso, 25 luglio 1924) e Giulio Ettore Erler (Oderzo, 20 gennaio 1876–Treviso, 9 gennaio 1964). Artisti celebri, in particolare per i grandi ritratti femminili, fino ai nudi sensuali ma mai volgari, che hanno raccontato il nascere di quel ‘piccolo’ mondo borghese veneto. Le loro opere sono una finestra su un’epoca romantica, affascinante, mondana ma anche decadente. Entrambe sono legati a Treviso per le vicende biografiche personali e artistiche”. Il progetto nasce anche da un fatto straordinario per i Musei Civici di Treviso, ovvero la recente acquisizione del vasto nucleo di opere (dipinti, bozzetti, disegni, incisioni, schizzi e lavori giovanili e preparatori) dell’artista Lino Selvatico di proprietà della famiglia, in forma di comodato gratuito e, in parte, di donazione. Si tratta di oltre 50 dipinti e circa 300 opere grafiche, a cui vanno ad aggiungersi stampe e fotografie usate dall’artista per studio e soprattutto l’archivio privato del pittore, costituito da 25 faldoni di documenti, diari e lettere manoscritti, per lo più inediti, fotografie di famiglia, l’archivio personale e la biblioteca personale di 1200 volumi. Questo nucleo non è attualmente esposto, in questa occasione una scelta delle migliori opera viene quindi presentata per la prima volta”. 

  Donna in scena. Boldini, Selvatico, Martini Mostra a cura di Fabrizio Malachin 13 aprile 2024 - 28 luglio 2024 Treviso, Museo Santa Caterina 

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo +39 049 663499 
Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net 

                                                                                 Giò Di Giorgio

lunedì 19 febbraio 2024

ARTE D’UZBEKISTAN: L’AVANGUARDIA NEL DESERTO Firenze, Palazzo Pitti, 17 aprile – 28 luglio Venezia, Ca’ Foscari Esposizioni, 17 aprile – 29 settembre

 

Doppia prestigiosa sede per Uzbekistan: L’Avanguardia nel deserto, mostra che racconta una pagina ancora poco nota dell’arte non europea della prima metà del ‘900, quella dell’Avanguardia fiorita in Uzbekistan . Il progetto espositivo è promosso e sostenuto dalla Fondazione Uzbekistan Cultura ed è curato da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, direttori del Centro Studi sull’Arte Russa di Ca’ Foscari, affiancati da un comitato scientifico internazionale. 150 le opere proposte, soprattutto dipinti su tela, affiancati da una raccolta di testimonianze della tradizione tessile uzbeka. 
I lavori provengono tutti dal Museo Nazionale di Tashkent e dal Museo Savickij di Nukus. Articolata su due braccia, una fiorentina e una veneziana, l’esposizione si terrà nell’ex reggia medicea dal 17 aprile al 28 luglio, e a Venezia, a Ca’ Foscari, dal 17 aprile al 29 settembre. 

Tommaso Galligani Ufficio Stampa delle Gallerie degli Uffizi +393494299681, tommaso.galligani@cultura.gov.it Studio Esseci Sergio Campagnolo +39 049 663499, Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net

                Daniela dal Lago