venerdì 8 marzo 2024

Il Libro “POETANDO TRA I FORNELLI” scritto di Fabio Clerici con le ricette di Maria Antonella Calopresti

 

Il giorno 23 Marzo 2024 alle ore 11 nel contesto dell'evento "aperitivo con l'autore" verrà proposto al pubblico la prima presentazione dell'opera, presso il locale "Il cortiletto" Via Cavour Busto Arsizio (VA), con lettura dei brani, preparazione di piatti relativi alle ricette contenute nel libro e firma copie. 

Un connubio equilibrato e ben costruito tra poesia, ricette e immagini, caratterizza questo libro scritto da Fabio Clerici con ricette di Maria Antonella Calopresti. Per poter entrare nel cuore del legame tra i versi e le ricette dobbiamo partire dalla sorgente da cui scaturisce questo progetto. L’incipit è l’amicizia fra due persone creative ed eclettiche che hanno imparato a elaborare le loro esperienze di vita utilizzando i canali comunicativi dell’espressione artistica nelle sue diverse forme. Tutti, almeno una volta, abbiamo esclamato “questo piatto è poesia” a esprimere un apprezzamento per un gusto equilibrato nei sapori e nelle note olfattive e che spesso, come le madeleine di Proust rimandano a un ricordo. Per Fabio Clerici la sua identità di uomo-poeta attraversa la memoria, luogo in cui nel tempo ha scritto la sua storia di vita, ha imparato a osservare, intessere relazioni con gli altri con atteggiamento sempre più maturo e che si carica via via di nostalgia per il giovane che era ieri e di commozione profonda per l’uomo che è diventato oggi con tutti i pregi e i difetti, le paure e le delusioni, le assenze e i desideri, i progetti realizzati e quelli interrotti. Da qui la necessità di riflettere, di fare bilanci. Le liriche all’interno dell’opera non sono un mero accompagnamento alle ricette di Maria Antonella Calopresti, ma costituiscono invero l’ossatura dell’opera, ne stabiliscono il baricentro dell’equilibrio formale e strutturale, le danno i contenuti che vengono elaborati in nuove immagini in cui si creano legami tra idee e sapori. L’io narrante intende cantare tutti gli accordi in versi che hanno la struttura di canzoni , alternate, interne e con il ricorso a numerose figure retoriche che attestano conoscenze tecniche che ben supportano la scrittura. Tutti i lettori possono immedesimarsi nei versi perché l’uomo-poeta riesce a trasformare le emozioni in parole e le parole in immagini, parlando di sentimenti comuni a tutti e che costituiscono la nostra humanitas. Canzoni dell’anima, velate di malinconia, pungolo che alimenta una riflessione-dialogo e che non è mai un punto di arrivo, ma una continua ripartenza per giungere a nuove vette in cui assaporare tutta la corposità della vita, questo viaggio unico e irripetibile che ognuno di noi scrive ogni giorno con scelte e azioni. Maria Antonella Calopresti, cuoca e food blogger , elaborando le poesie del libro, rapita dalla spinta emotiva della parole e dell’ingrediente regalato ai versi, ha creato altrettante ricette che trasformano il verso in materia e la materia il pretesto per esplicitare il verbo.

                                                     Daniela Dal Lago

Martina Fontana La natura della difesa Teglio (So), Palazzo Besta 8 marzo - 18 maggio 2024

 

Mostra organizzata da Direzione regionale Musei Lombardia, direttore Emanuela Daffra 
Progetto a cura di Giuseppina Di Gangi e Giovanna Brambilla   Mostra organizzata da Direzione regionale Musei Lombardia, direttore Emanuela Daffra Progetto a cura di Giuseppina Di Gangi e Giovanna Brambilla Martina Fontana, con “La natura della difesa” in mostra a Palazzo Besta a Teglio, in Valtellina, dall’8 marzo al 18 maggio 2024. La mostra, “site specific”, è organizzata dalla Direzione regionale Musei Lombardia del Ministero della Cultura ed è curata dalla direttrice dello stesso museo, Giuseppina Di Gangi, insieme a Giovanna Brambilla, storica dell’arte e responsabile progetti territoriali “Un palazzo che nasce come luogo di protezione e difesa, teatro di conflitti ma anche ricca corte abitata da donne colte e illuminate, trova inevitabili affinità con il lavoro di Martina Fontana e la sua ricerca artistica, che avvicina il corpo umano – soprattutto femminile – agli elementi della natura. Opere che rappresentano nuove metamorfosi, quasi un’eco del testo di Ovidio raffigurato in uno dei cicli affrescati nel palazzo” evidenzia Emanuela Daffra, direttore dei musei statali della Lombardia. “La storia di Palazzo Besta è, anche, una storia di donne. Una presenza femminile, quella delle committenti e delle protagoniste delle raffigurazioni, che si intreccia con il tema del coraggio, dell’amore e del conflitto. È in questo arazzo di storie che va a inserirsi, come un ricamo che evidenzia le scene dipinte del palazzo, il lavoro di Martina Fontana, che della guerra, dell’identità femminile e della natura ha fatto gli elementi fondanti della propria poetica” sottolinea la curatrice Giuseppina Di Gangi. Martina Fontana (1984), che vive e lavora a Prato, nella sua ricerca artistica si concentra sull’esplorazione della materia, traendo ispirazione dalla natura e dalla sua fenomenologia. Il suo lavoro si muove tra tecniche e materiali di origine naturale, con un approccio improntato all’indagine e alla sperimentazione, che si confronta con l’ambiente circostante ed entra in relazione con gli spazi e con i visitatori. Da questo approccio nasce la mostra di Palazzo Besta, che si pone in un dialogo serrato con il Palazzo, i suoi cicli pittorici ed il contesto naturale circostante: alcuni dei lavori in mostra, progettati e pensati proprio per la dimora tellina, sono stati creati dall’artista sulla base di calchi da lei tratti da alberi del territorio. L’interazione tra le opere di Martina Fontana e il palazzo si articolerà su tre stanze: la Sala di Ariosto, la Sala Settecentesca e la Sala delle Metamorfosi. In questi tre spazi è previsto l’allestimento di alcune sculture che intendono restituire forme di evoluzione e percezione corporea dove il femmineo diventa il paradigma in cui lo spettatore attento potrà cogliere, tra i dettagli e le suggestioni proposte, alcuni aspetti della propria personalità. I lavori esposti fanno parte della serie Dispositivi di Protezione Individuale (2019-2023), in resina epossidica, cera, pelle, cinghie. Il nucleo di opere si presenta come un’armeria medievale: una serie di busti e armature che lo spettatore decodifica come elementi della natura di forma antropomorfa. Strumenti di difesa proposti come specchio su cui individuare il ricordo delle proprie cicatrici, armature che si mostrano nella loro concreta brutalità di strumenti di costrizione esibite come trofei. “Ciascuna di esse è frutto di una lenta campionatura dei segni di recisione e accrescimento di tante tipologie di piante: alcune più nette, altre più cicatrizzate, come tante ferite che si accostano e si sovrappongono. Attraverso un processo di simbiosi e di contatto con il corpo, questi elementi diventano esoscheletri da indossare. Le ferite aperte, rimarginate o cicatrizzate raccontano il passaggio del tempo: mostrano senza pudore la vulnerabilità di chi le veste, dando testimonianza della forza acquisita in questa stratificazione fisica e interiore di esperienze vissute”, afferma l’artista. Attraverso questi lavori lo spettatore è invitato a leggere sulla propria pelle e quella altrui un vissuto comune, come se fossero uno specchio universale. “Il lavoro dell’artista guarda alla natura e ai suoi fenomeni e sollecita uno scambio che evoca tutte le donne presenti nell’immaginario dell’epoca, dai miti di Ovidio agli exempla virtutis dell’antichità, sino alle protagoniste dell’Orlando Furioso, così come le donne reali e tenaci vissute nel Palazzo. Allo stesso modo quel paesaggio che, ininterrotto, ospita le vicende ariostesche, prende forma nel legame stretto tra le opere e il territorio tellino” ribadisce Giovanna Brambilla. Alla mostra si affianca un programma di attività, incontri e laboratori realizzato con la collaborazione di associazioni e imprese del territorio. 

Direzione regionale Musei Lombardia Ufficio comunicazione drm-lom.comunicazione@cultura.gov.it 

Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI - Sergio Campagnolo Tel. 049 663499; roberta@studioesseci.net, referente Roberta Barbaro Sede e informazioni: Palazzo Besta, Via F. Besta, 23036 Teglio (SO) Tel: +39 0342 781208, mail: drm-lom.palazzobesta@cultura.gov.it Orari: martedì – domenica, 10.15 – 12.45, 14.15 – 16.45 
Il giorno 8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, l’ingresso al museo sarà gratuito per tutte le donne. 

                                                            Giò Di Giorgio  

giovedì 7 marzo 2024

Il Sindacato Militare Italiano Carabinieri adotta il saggio “Femminicidio e Narcisismo Patologico…” che si può leggere e scaricare gratuitamente dai siti webdel SIM Carabinieri

 


Il Sindacato Militare Italiano Carabinieri ha adottato il saggio “Femminicidio e Narcisismo Patologico: quale correlazione e come prevenire relazioni pericolose”che si può leggere e scaricare gratuitamente dal sito del SIM Carabinieri Magazine: https://wp.me/paz4br-4g9 


Antonio Serpi, Segretario Generale del SIM Carabinieri, dichiara a tal proposito: «Questo saggio rappresenta una grande opportunità per tutti i nostri iscritti al SIM Carabinieri, che avranno la possibilità di leggere gratuitamente un dettagliato approfondimento sulla figura del narcisista patologico e le relazioni drammatiche. Il lavoro è arricchito dal contributo di professionisti esemplari, che hanno dato vita ad un saggio interessante ed alla portata di tutti.Il SIM Carabinieri, da sempre consapevole dell’importanza che l’aspetto psicologico rappresenta quale fulcro dell’azione sindacale, non può e non deve esimersi dal cercare le rispostesu una materia che ancora oggi è vitale per una culturadelrispetto, anche in ambito militare».
Il Maggiore Laura Seragusa, segretario Nazionale e responsabile del Dipartimento Salute e benessere del SIM Carabinieri, che ha visionato il Testo per verificare la qualità del contenuto e l’utilità del Saggio, aggiunge: «In qualità di responsabile del dipartimento salute e benessere del SIM Carabinieri dopo aver avuto il piacere di leggere il saggio del Dott. Andrea Giostra ho voluto sostenere la visibilità di questo lavoro ospitandolo all’interno della pagina web del nostro dipartimento. Il saggio infatti rappresenta una brillante analisi delle relazioni disfunzionali che ruotano attorno al NarcisismoPatologico».


 Il Saggio
“Femminicidio e Narcisismo Patologico: quale correlazione e come prevenire relazioni pericolose”, curato dallo psicologo e criminologo palermitano Andrea Giostra, vede i contributi di 20 coautori, professionisti del settore e di varie discipline, tra questi 12 Donne che raccontano le loro esperienze, vissute direttamente o che le hanno viste testimoni, di relazioni pericolose e drammatiche con soggetti Narcisisti Patologici dalle quali sono miracolosamente riuscite a liberarsi in tempo. «È un grande onore per tutti noi autori che il Saggio sia stato adottato dal SIM Carabinieri perché possano leggerlo gratuitamente gli associati ma anche le persone comuni che volessero conoscere questo gravissimo fenomeno sociale italiano. 
Il Saggio non è destinato ai tecnici che professionalmente si occupano di questo problema– afferma Andrea Giostra - bensì a tutti coloro che non hanno una cultura scientifica specifica e vogliono acquisire degli strumenti base per riconoscere questo problema, per affrontarlo adeguatamente e soprattutto per difendersi e svincolarsi il prima possibile da una relazione che certamente li porterà al disastro e a conseguenze spesso drammatiche mantenendo in vita una relazione con un soggetto Narcisista Patologico.» 

 La Prefazione e la revisione scientifica del testo è del Prof. Girolamo Lo Verso, noto psicoterapeuta, full professor f.r. di psicoterapia presso Unipa, cofondatore della Scuola di Psicoterapia di Gruppo analisi riconosciuta in tutto il mondo e autore di oltre 400 tra saggi e testi universitari, che a proposito del saggio dichiara: «Questo libro curato attentamente da Andrea Giostra approfondisce un particolare e diverso tipo di narcisismo: quello dell’uomo che lavora a lungo e “scientificamente” per impossessarsi di una donna, renderla propria e schiava … si tratta di una specie di talebano che usa mezzi psichici per dominare e schiavizzare le donne, un vero oscurantista reazionario all’antica, un malato grave che può distruggere vite femminili (e non solo, ovviamente, c’è par condicio, anche qui).» 

Il Saggio vede il prezioso contributo giuridico di 4 avvocati penalisti palermitani del Foro di Termini Imerese: Avv. Federica Colletta, Avv. Andrea Giovanni Cartella, Avv. Luigi Spinosa, Avv. Rosa Maria Sciortino; Un capitolo è dedicato alla Case Rifugio, a cura di Viviana Cannova, educatore professionale e responsabile di 3strutture siciliane per donne vittime di violenza; Un interessante approfondimento è a cura dall’Avv. Francesca Romana Fragale, giurista, noto avvocato penalista romano, presidente dell’Accademia Italiana d’Arte e Letteratura. 
Le 12 storie sono raccontate da Donne professioniste e affermate, di varie regioni italiane: Anna Camilleri, Gabriella Canfarotta, Daniela Cavallini, Ilaria Cerioli, Bia Cusumano, Aurora d’Errico, Anna Maria Esposito, Emanuela Marra, Francesca Viola Mazzoni, Erica Muraca, Mariteresa Rotola, Valeria Tufariello. 

 SCHEDA DEL SAGGIO: Andrea Giostra e AA.VV. © Femminicidio e Narcisismo Patologico: quale correlazione e come prevenire relazioni pericolose Codice ISBN: 9798871147672 Casa editrice: Independently published Genere: Saggio Pagine: 244 prima edizione dicembre 2023 seconda edizione gennaio 2024 terza edizione febbraio 2024 

                                               Giò Di Giorgio

martedì 5 marzo 2024

Un romanzo al femminile in uscita l'8 marzo per Paesi Edizioni "È sempre Venere" di Chiara Dotta

 

«La luna sorge ancora dietro casa sua a illuminare il cortile e forse anche lei sorveglia i miei disastri dietro le tende nere. Attraversa il cortile come il vento che fa muovere le foglie. 
Mentre mi guarda, sorride». 

Non solo geopolitica e attualità. Paesi Edizioni in occasione della Giornata internazionale della donna, propone ai suoi lettori un nuovo romanzo in uscita l'8 marzo, dal titolo "È sempre Venere" dell'autrice Chiara Dotta. 
È il racconto di Daria, una donna in cerca della sua amata gatta Stella, sparita dal cortile di un palazzo in un quartiere di Torino. Una ricerca estenuante di sei notti e sette giorni, durante i quali emerge potente il vissuto di una donna tra precarietà, separazioni, difficoltà economiche e l'amore per altre donne e uomini, che l'hanno usata lasciandola senza amore. Come è accaduto a Cécile, ballerina dell'Operà di Parigi dell'Ottocento, la cui biografia affiora dalle pagine di un diario che Daria sta leggendo, e con la quale si immedesima: tra privazioni, delusioni, amori tormentati, il sentirsi solo un oggetto del desiderio, schiava dei soldi e dei potenti.


Una storia di donne che si confessano e si fanno eco, alla ricerca di qualcosa che non trovano, come Stella, che fa da filo conduttore e le rispecchia simbolicamente. La ricerca della gatta scomparsa è la ricerca di sé e del proprio posto nel mondo. Le date di presentazione del libro sono: l'8 marzo a Torino, presso la libreria "Il Ponte sulla Dora" (via Pisa n. 46), con la partecipazione di Natalia Ceravolo e Sara Terzano (arpista); 16 marzo, all'Okra Concept Store, in provincia di Cuneo (Via Sant'Agostino n. 2, Mondovì), con letture delle attrici Elena Vacchetta e Valeria Bruno. Modera l'incontro la giornalista Debora Sattamino; il 22 marzo, a Cuneo, ore 21, presso il Club la Contrada. Biografia Chiara Dotta. Nata a Cuneo nel 1976 e cresciuta a Mondovì, laurea franco-italiana in lingue e letterature, vive a Torino con le sue figlie. Autrice di due romanzi, racconti apparsi in raccolta e su alcune riviste letterarie, contributi a testi universitari, è professoressa di francese in un liceo linguistico. 

COLLANA SARTORIA EDITORIALE GENERE ROMANZO PAGINE 208 PREZZO 15 FORMATO 13,5 x 21 cm ISBN 979-12-5541-066-9 

Elena Matteucci Ufficio Stampa Paesi Edizioni Cell. 3332945411 www.elenamatteucci.com 

                                                            Giò Di Giorgio

Palermo, 8 marzo, h. 17,30, una panchina per Marisa Leo in via L. Ariosto. Ospite Sara Favarò

 

8 marzo 2024 - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, una panchina verrà inaugurata alle ore 17:30 in Via Ludovico Ariosto, n. 16 C, a Palermo. 

L’iniziativa è dedicata, a Marisa Leo, giovane manager del vino originaria di Salemi. Una donna molto sensibile al tema della violenza di genere, tra le tante iniziative intraprese si ricorda il video del 2019, al quale lei aveva partecipato, promosso dall’Associazione di cui faceva parte, Le Donne del Vino Sicilia, per il progetto "Tu non sei sola". 
Madre di una bambina di tre anni avuta dal suo ex compagno Angelo Reina, purtroppo era sola quando lui le ha tolto la vita per poi suicidarsi. L’evento è stato ideato da Alessia Adrignola di RE/MAX Hunters e vede la partecipazione del Rotary Club Palermo Montepellegrino Distretto 2110, rappresentato dal Presidente Salvatore D’Angelo, Zonta Club Palermo Triscele, rappresentato dalla Presidente Caterina Di Chiara e Il Tuareg.

l’Associazione “Marisa Leo”, recentemente costituita, sarà presentata dalla Vicepresidente Samantha Di Laura. 


Sarà ospite la scrittrice e giornalista Sara Favarò nominata Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Sergio Mattarella; artista e poetessa attenta ai temi sociali, parlerà del suo libro “Il Coraggio delle donne 2”, quindici storie vere di donne e del loro coraggio sia in ambito familiare che ribellandosi ai soprusi ed anche lottando contro la mafia.
L’incontro vuole essere un momento di condivisione e riflessione, per ricordare l’importanza della lotta per i diritti delle donne 

                                                    Giò Di Giorgio

lunedì 4 marzo 2024

venerdì 15 marzo, ore 11.30 Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo – Parma

 


Mostra a cura di Marco Meneguzzo e Stefano Roffi 

Alla Fondazione Magnani-Rocca la più grande mostra italiana su una delle più iconiche figure del design e della comunicazione visiva del XX secolo – Bruno Munari – realizzata dopo le memorabili esposizioni della Rotonda della Besana (2007) a Milano, e dell’Ara Pacis (2008) a Roma. In mostra saranno concentrati settant’anni di idee e di lavori - Munari aveva iniziato la propria attività durante il cosiddetto Secondo Futurismo, attorno al 1927 - in tutti campi della creatività, dall’arte al design, dalla grafica alla pedagogia.

Ufficio Stampa: Studio ESSECI Sergio Campagnolo Rif. Simone Raddi 
 simone@studioesseci.net tel. 049 663499 

                                                   Giò Di Giorgio

domenica 3 marzo 2024

Teatro Trastevere (Rm) Dal 14 marzo al 17 marzo 2024 La Cosa Non Finisce Qui Scritto da Giacomo Sette Regia Carlotta Proietti

 

Adattamento e Aiuto Regia Silvia Parasiliti Collazzo 
Cast attori in ordine alfabetico: Stefano Annunziato, Cristiano Arsì, Lorenzo Martinelli, Ivano Conte. 
Quattro soldati, bloccati da un nemico invisibile. Quattro amici, con i loro screzi, le loro paure e diversi modi di vedere. Quattro soldati circondati dall’ignoto e dalla paura, quella che ti arriva alle spalle e ti chiude la gola. Quattro soldati, quattro amici, quattro ragazzi in sospeso. 
Nota di Regia Trovo affascinante come differisca l’amicizia tra uomini e donne: è la qualità dell'amicizia che cambia. 

Gli uomini si trovano più a loro agio nei gruppi, tendono a fare squadra e hanno un modo tutto loro di sostenere un amico in difficoltà. Cosa succederebbe se si manifestasse in un gruppo di amici il bisogno di condividere i propri pensieri, di parlare di verità che fanno paura? Chi ha il coraggio di affrontare la Cosa? E come? Mi sono fatta guidare da un sentimento di tenerezza nei confronti di quattro ragazzi che si trovano a dover affrontare qualcosa di completamente nuovo, insieme. 


 “La cosa non finisce qui” è una finestra che ci consente di spiare l’intimità dell’amicizia tra quattro coetanei. Quattro soldati. Quando si lasciano cadere le barriere dell’orgoglio può capitare che ci si confessino segreti che si sarebbero volentieri custoditi per sempre in un angolo del cuore…se non si fosse deciso di mettersi in gioco. E sarà proprio il “gioco” a guidare delle anime apparentemente confuse e sprovvedute in un’avventura che ha come semplice obiettivo quello di confermare il valore di un’amicizia. Semplice, non facile. Ma d’altra parte fronteggiare il dolore e la paura non è da tutti, è da eroi. 


Teatro Trastevere Il Posto delle Idee -Consigliata Prenotazione- Via Jacopa de Settesoli 3 (feriali ore 21, festivi ore 17,30) Intero 13, Ridotto 10 (prevista tessera associativa) Contatti: 065814004-3283546847 info@teatrotrastevere.it 

 Ufficio Stampa: Vania Lai vanialai1975@gmail.com 

                                                                   Giò Di Giorgio

venerdì 1 marzo 2024

L’album realizzato per Caligola Records in uscita il 1 Marzo “The music of Tony Slim Dominick” in rampa di lancio sulle piattaforme

 

L’artista calabrese Domenico Rizzuto rivisita alcuni brani di Giosè Rimanelli e del nonno cornettista – entrambi emigrati a New Orleans dal Molise – oltre a comporne due, inediti, nel solco dell’innovazione tecnologica del jazz

L’ideatore del progetto – percussionista, trombettista e producer – ci conduce dal Dixieland al Jazz Elettronico attraverso 7 preziose tracce interpretate con il suo “Domenico Rizzuto Electrojazz Ensemble” Domenico Rizzuto, natuaralizzato romano, collabora da ani con l’Accademia “La Bottega del Suono”, fondata e diretta a Formello dal Maestro Marcello Cirillo 

Da Tropea a New Orleans il sogno di unire due realtà, in apparenza lontane, è stato reso possibile dal Maestro Domenico Rizzuto. Il raffinato musicista nativo di Tropea – da anni a Roma e strettissimo collaboratore del Maestro Marcello Cirillo, fondatore e direttore dell’Accademia “La Bottega del Suono” di Formello – ha dapprima accarezzato e, quindi, portato a compimento un progetto suggestivo quanto affascinante per le interazioni contenute tra musica e ruolo sociale, emigrazione e affermazione dei migliori valori della tradizione culturale italiana: venerdì 1 Marzo uscirà per Caligola Records, sulle principali piattaforme, l’album intitolato “The music of Tony Slim Dominick”. 

Un progetto profondo per un obiettivo in apparenza non dichiarato, riscritto con la chiave dell’attualità e dischiuso col grimaldello della riflessione, all’interno di un pentagramma che il tempo non è riuscito ad ingiallire. Una premessa ideologica doverosa per descrivere il lavoro messo nero su bianco, nota su nota, dal 36enne artista calabrese: trombettista, percussionista e producer, forte di una già ragguardevole serie di importanti esperienze, frutto di severi studi musicali. Poi, l’innato genio artistico lo ha portato a una conoscenza profonda del jazz, sostenuta dal desiderio di rielaborarlo in chiave elettronica, senza mai lederne la natura e la portata, anzi arricchendolo di coinvolgenti contaminazioni. Nell’ultimo anno di intenso lavoro il Maestro Domenico Rizzuto ha saputo riesumare ed elaborare in chiave moderna un brano che Giose Rimanelli aveva dedicato al padre, intitolato “Pàtrema”. Lo scrittore era nato a Casacalenda (Campobasso) e ha vissuto dagli Anni ’60 negli States, fino alla morte, sopraggiunta nel 2018, a 93 anni a Lowell, nel Massachusetts. Professore di letteratura italiana in diverse Università americane, Rimanelli decise nel 1959 di abbinare quattro composizioni del nonno abbinandole a uno dei suoi libri, “La posizione sociale”, recentemente ristampato da Rubbettino. Il forte legame tra Calabria e Molise è stato ufficialmente sancito grazie all’iniziativa dell’Università delle Generazioni di Agnone, con il simbolico gemellaggio editoriale tra le due regioni nel nome del noto letterato molisano. Partendo dal pezzo-guida del suo progetto – “Pàtrema” – il musicista di Tropea ha preso in esame i quattro bvrani strumentali scritti dal nonno di Rimanelli, Tony “Slim” Dominik, ombrellaio girovago vissuto alla fine dell’Ottocento, apprezzato cornettista: “Lost baby blues”, “Parish prison blues”, “Pink, red and blue”, “Ol man from kalena!”.

 Rizzuto li ha “riletti” e reinterpretati aggiungendone due, anch’essi strumentali – “Galaxy Express” e “The origins” – facendo ricorso come nelle altre esecuzioni alla tromba elettronica, con risultati pregevoli. Tutti i brani dell’album sono eseguiti dal “Domenico Rizzuto Electrojazz Ensemble” pronto a “decollare” il 1 marzo dalle principali piattaforme: oltre alla presenza del leader (tromba elettronica e arrangiamenti) si segnalano quelle di Elisabetta Mattei (trombone), Alberto Brutti (basso) e Fabrizio Ferazzoli (batteria). Nell’unico brano non strumentale, “Pàtrema”, la voce di Rimanelli è stata rielaborata al computer per poi essere interpretata dal vivo da Marcello Cirillo nell’ultima edizione (la 43esima) del Roccella Jazz Festival, organizzato da Vincenzo Staiano. Dunque, dal Blues al Jazz Elettronico il passo è stato compiuto con maestria, lungo il solco di una tradizione musicale e letteraria che i nostri emigranti hanno saputo suggellare nella grande Confederazione di Stati che li ha ospitati. Importante la ricerca storiografica avviata da Domenico Rizzuto che, per trasferire sull’album le 7 tracce, si è avvalso dello studio di alcuni spartiti allegati al libro di Giose Rimanelli. 

  Ufficio Stampa: Marino Collacciani (338.7146750) m.collacciani@gmail.com 

                                                    Giò Di Giorgio

giovedì 29 febbraio 2024

Grande successo per il vernissage di Bolìa, il pittore dell’inconscio e il poeta dell’attimo fuggente

 


Nella sua vetrina a due passi da via Veneto, celebrata la tensione dell’artista tra la ricerca dell’infinito e il rapporto con la sua anima 


Grande successo per il vernissage dell'artista "Bolìa - il pittore dell'inconscio, poeta dell'attimo fuggente", nella sua vetrina in via Marche 74, a due passi da via Veneto. Qui, ad ammirare le opere dell'autore, ma anche ad ascoltare alcune sue poesie, lette da Vincenzo Bocciarelli, neo direttore dei teatri di Siena, arrivato appositamente nella Capitale per l’evento, sfilano diversi personaggi tra cui la giovane attrice Carlotta Galmarini che arrivacon l’attore e regista Lorenzo Tiberia.E poi la figlia dell’artista, Barbara Dignani, Simone Montedoro, Federica Cifola, il creativo Michele Spanò, l’astrologo televisivo Massimo Bomba, la modella Andreea Duma.

Ci sono anche Guglielmo e Vittoria Giovanelli Marconi e la direttrice della Galleria del Cardinale di Palazzo Colonna, Elena Parmegiani con la gallerista Alice Falsaperla. 
E c’è anche il pittore Mauro Russo. 

Chi è Bolìa

L’opera dell’artista Sante Dignani, in arte Bolìa, è un interessante connubio tra arte e poesia in una tensione continua verso l’infinito.“Perché dove si ferma la psichiatra, continua il poeta”, ha affermato il neuropsichiatra David Cooper. E non c’è frase più adatta per descrivere l’arte di Bolìa non a caso definito pittore dell’inconscio e poeta dell’attimo fuggente. 

L’artista riesce in un’arte assai difficile e unica: ossia coniugare la pittura con la poesia e spesso con un fine anche di solidarietà ed etico. Non a caso è l’ideatore di una croce curva che rappresenta un nuovo concetto: sono passati 2000 anni dalla crocifissione del Cristo. L’uomo si è reso conto della difficoltà dell’esistenza umana su questa terra ed è proprio lui stesso a salire sulla croce ricurva e, a braccia aperte e di fronte all’universo, medita la sofferenza del mondo per la verità mancante. 

«I miei quadri – dice Bolìa, proprietario anche dell’Editrice Letteraria - per quello che rappresentano producono un enorme impatto sull’alienato ma la psicanalisi deduce che è sempre il paziente a guarire sé stesso: i tecnici del pensiero non fanno altro che da trainer, dando luce del buio più profondo». Ed ecco allora apparire mani che escono dal terreno, visi interrogativi, la cacciata dal Paradiso con l’inevitabile croce ricurva, autoritratti e ricordi. Il tutto con un tratto che richiama, a volte, i volti di Modigliani. E ci si perde in questa unicità della ricerca sull’inconscio, che non ha pari in altri artisti. 



                                                     Giò Di Giorgio









lunedì 26 febbraio 2024

Martina Fontana La natura della difesa Teglio (So), Palazzo Besta 8 marzo - 18 maggio 2024

 

MARTINA FONTANA “LA NATURA DELLA DIFESA” Venerdì 8 marzo ore 11.00 Palazzo Besta, Teglio (SO) 

Saranno presenti: Martina Fontana, artista con le curatrici della mostra Giuseppina Di Gangi, Direttrice del Museo di Palazzo Besta Giovanna Brambilla, storica dell'arte e responsabile dei progetti territoriali Venerdì 8 marzo sarà presentata a Palazzo Besta a Teglio (SO) la mostra “La natura della difesa” dell’artista Martina Fontana, classe 1984. La mostra, “site specific”, è organizzata dalla Direzione regionale Musei Lombardia, diretta da Emanuela Daffra, e sarà visibile fino al 18 maggio 2024. Il progetto espositivo, a cura di Giuseppina Di Gangi (direttrice di Palazzo Besta) e Giovanna Brambilla (storica dell’arte e responsabile progetti territoriali), intreccia gli esiti della ricerca dell’artista ai temi dei cicli affrescati nel palazzo. Le opere, allestite in stringente dialogo con i dipinti, raccontano nuove ibridazioni, nelle quali la natura si presta a proteggere la fragilità umana. 

Direzione regionale Musei Lombardia Ufficio Comunicazione drm-lom.comunicazione@beniculturali.it in collaborazione con: 
Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI - Sergio Campagnolo Tel. 049 663499; www.studioesseci.net; roberta@studioesseci.net, referente Roberta Barbaro

                                      Daniela Dal Lago

sabato 24 febbraio 2024

Dal 7 marzo al 10 marzo 2024 Nelle due mani Scritto e diretto da Roberto Boris Staglianò Cast attori: Giuliano Bruzzese, Simone Della Mura, Pierciro Dequarto, Margot Ruggiero, Roberto Boris Staglianò

 

Un ringraziamento per la consulenza a: Giovanna Zanchetta ph Sofia Pittaccio 

Una tranquilla e ordinaria famiglia moderna: un padre, una madre, due figli maschi e una nonna. Una famiglia con i suoi codici, le routine e i segreti di tre generazioni, spesso in conflitto tra di loro, che convivono e abitano lo stesso spazio. Attraversando le stagioni della vita, dall’infanzia all’età adulta, le persone nascono, crescono, muoiono. Storie di un ciclo eterno che coinvolge e fagocita anche i sentimenti come l’amore, l’odio, la fratellanza. L’attrazione fisica e le reciproche ostilità influenzano e condizionano i fatti concreti, la vita dei cinque protagonisti: Pà, Mà, Caiòn, Abe e nonna Lou. Nella famiglia non così tanto felice di Nelle due mani, una coppia sperimenta la fine della loro attrazione fisica e la crisi del loro rapporto dopo due gravidanze. 

I due fratelli si misurano, fanno prove di forza e di competizione tra di loro. Lou, la nonna, affronta l’avanzamento della vecchiaia, il declino fisico, senza volere abdicare alla vita. Fin qui nulla che non possa essere replicabile o adattabile alla realtà di milioni di altre famiglie, ma cosa si nasconde dietro la facciata di una tranquilla e apparente normalità? Ogni personaggio è coinvolto in una partita a due con il suo simile, l’uno diventa l’avversario e il sostenitore dell’altro. Ogni personaggio manifesta la sua ambivalenza tra bene e male, ragione e sentimento, Eros e Thanatos. E i rapporti si incrinano, fino a spezzarsi, ricomporsi e scomporsi nuovamente.

LO SPETTACOLO Nelle Due Mani è un’opera prima, al suo debutto, il testo non è mai stato messo in scena né rappresentato. Nasce come corto teatrale, al termine del lockdown, nell’agosto del 2020. Due dialoghi concepiti, scritti e rielaborati durante il laboratorio di drammaturgia “Il grande silenzio” condotto da Roberto Scarpetti, al Teatro India, nell’ambito del Festival If / Invasioni (dal) Futuro, a cura di Lacasadargilla. Quella prima stesura è stata successivamente ampliata e sviluppata, durante l’ultimo laboratorio on-line di scrittura e lettura scenica “Di cosa parlo quando parlo di me”, con la compagnia Frosini/Timpano, nel mese di marzo 2021. Scrivere è una pratica affascinante e, allo stesso tempo, terribile. Permette di contemplare la bellezza, di esplorare nuovi spazi del possibile. 


Ogni volta, però, chi esercita tale pratica si mette in una condizione di vulnerabilità e di nudità con il proprio sé, senza infingimenti, senza inganno. Scrivere e recitare, pertanto, risultano essere due attività complementari tra loro. Nelle Due Mani trae ispirazione dalla storia epica e biblica di Caino e Abele, due fratelli interpretati in chiave contemporanea, con esiti e sviluppi diversi rispetto al racconto originale. L’opera è una lente di ingrandimento, un testo ambientato in una famiglia dove sono presenti tante contraddizioni, dove crollano progressivamente gli equilibri, dove cambiano le sorti dei protagonisti, in un susseguirsi di imprevisti. Lungi dal voler essere un trattato sociologico su cosa è la famiglia oggi o cosa è diventata nel corso dei decenni, Nelle due mani vuole essere l’obiettivo, l’occhio indiscreto di una micro camera che mostra come si sono trasformati i rapporti e le relazioni all’interno di essa. E, soprattutto, uno specchio che mostra quanto siamo coinvolti, quanto siamo responsabili di ciò che volto verso chi guarda: cosa accade fuori e dentro quelle mura domestiche? Quanto gli altri, loro, somigliano a noi? 

Teatro Trastevere Il Posto delle Idee -Consigliata Prenotazione- Via Jacopa de Settesoli 3 (feriali ore 21, festivi ore 17,30) Intero 13, Ridotto 10 (prevista tessera associativa) Contatti: 065814004-3283546847 info@teatrotrastevere.it 

                  UFFICIO STAMPA VANIA LAI vanialai1975@gmail.com

                                                        Giò Di Giorgio

giovedì 22 febbraio 2024

“Madre, Figlia e Spirito” di Ortensia Sayre Macioci al Teatro Di Documenti il 24 e 25 febbraio: “tre archetipi perché anche le donne hanno una loro trinità”

 

“Scegli tre figure femminili, tre archetipi a cui fare riferimento: Madre, Figlia e Spirito perché anche le donne hanno una loro trinità”. 

In scena al Teatro Di Documenti il 24 e 25 febbraio “Madre, Figlia e Spirito” di Ortensia Sayre Macioci, con Ortensia Sayre Macioci e Giulia Quintigliani. L’opera è l’intreccio di tre testi poetici, tre femminili di un Altrove Alto che, attraverso le loro voci, agisce le loro gesta, il loro passato, le loro ideologie, credenze e princìpi. La Madre, Maria Maddalena – con il testo Myriam in Magdal. La Figlia, Antigone – con il testo Anti–gone. Lo Spirito, Giovanna d‘Arco - con il testo Santa Joan. Tre sono anche i pilastri su cui si radicano i tre atti: il Silenzio, inteso come lo stato di sottofondo in cui esiste tutta la consapevolezza umana, l‘Amore Universale, visto come l‘ultimo Graal di un percorso che passa dal riconoscimento all‘accettazione della grandezza dell‘uomo e la Grazia, l‘eredità, l‘anima del mondo, che smussa i lati spigolosi dell‘umano. 

Gli atti poetici intendono smuovere quel territorio archetipico femminile – amorevole, intuitivo, inconscio – che ognuno di noi ha, per elevare la danza tra il femminile e il maschile, tra l‘umano e il divino, tra l‘ombra e la luce. “Coloro che noi chiamiamo: principi e principesse nelle fiabe, eroi ed eroine nei miti, archetipi da più grandi, in realtà sono loro a chiamare noi, a richiamarci. Affidandoci, lasciandoli agire, seguendoli, senza pretese o doveri, chissà cosa potremmo scoprire nel tempo… Ho incontrato queste donne in momenti differenti, ognuna mi ha accompagnata per un po’, hanno avuto il loro tempo e poi si sono allontanate, a volte tornate, a volte rimaste presenti, un po’ in lontananza.
Con quella risposta si sono congiunte. Il ciclo si è chiuso - almeno per ora. Un filo unito, chiaro e lineare. Tre donne di un Altrove alto che parlano, un po’ a me, un po’ con me, un po’ a tutte, un po’ a tutti.” Ortensia Sayre Macioci Sabato 24 Febbraio ore 20:45 Domenica 25 Febbraio 2024 ore 17:30 Costo biglietto: intero 12€ - ridotto 10€ - 3€ di tessera

Teatro di Documenti via Nicola Zabaglia, 42 00153 Roma tel. 06/ 45548578 cell. 328/8475891 teatrodidocumenti@libero.it http://www.teatrodidocumenti.it/

                                     Giò Di Giorgio

mercoledì 21 febbraio 2024

DONNA IN SCENA. Boldini, Selvatico, Martini Treviso, Museo Santa Caterina 13 aprile al 28 luglio 2024

 

 Il Bel Mondo all’affermarsi della modernità. Protagoniste le donne alla moda. Donna in scena! 

La figura femminile protagonista di un affascinante racconto del bel mondo tra Otto e Novecento. Un mondo in equilibrio tra tradizione e progresso in cui la donna conquista alla modernità spazi di libertà e indipendenza. I più grandi ritrattisti dell’epoca saranno i cantori di questo loro magico momento, chiamati a eternare i volti e gli sguardi, a trasporre sulle tele il profumo, lo charme, l’erotismo di un’epoca davvero unica. Nella sontuosa mostra Donna in scena. Boldini, Selvatico, Martini , promossa dal Comune di Treviso, diretta da Fabrizio Malachin e allestita dal 13 aprile al 28 luglio al Museo Santa Caterina, si danno convegno celebrità, da Eleonora Duse a Wally Toscanini, da Lydia Borelli a Toti Dal Monte, accanto a eleganti esponenti della borghesia e della nobiltà trevigiana, veneta e nazionale, immortalati dai colori dei più affermati pittori a cavallo tra i due secoli, artisti spesso specializzati nel grande ritratto femminile, e per questo celebri, ammirati, e contesi. Da Giovanni Boldini, a Giacomo Grosso, da Cesare Tallone, a Vittorio Corcos, fino al britannico John Lavery, oltre agli Italiens de Paris Giuseppe de Nittis e Federico Zandomeneghi. Importante la selezione dei grandi veneti del momento quali Ettore Tito, Pietro Pajetta, Eleuterio Pagliaro, e soprattutto Giulio Ettore Erler e Lino Selvatico, il “Boldini Veneto” campione del ritratto alla moda di primo Novecento, tra Venezia, Milano e l’Europa. Corona una selezione di prim’ordine l’eccezionale presenza dei più importanti capolavori di Alberto Martini, precursore del surrealismo e ritrattista dall’atmosfera magica. Al Museo Santa Caterina sta per alzarsi il sipario su un percorso tra grandi dipinti, spesso capolavori assoluti, concessi alla mostra da Istituzioni, Musei e Collezioni pubbliche e private, insieme a disegni, sculture e affiches – dal trevigiano Museo Nazionale della Collezione Salce –, oltre a una scelta di abiti, ventagli, cappellini d’epoca che porterà in scena gli anni della Belle Époque. Una rappresentazione certo parziale, in quanto restituisce l’immagine di una parte della società minoritaria e privilegiata, quella protagonista del bel mondo, della mondanità, dei salotti alla moda e della joie de vivre , che gareggiava per posare di fronte ai pittori più in voga, ma non una semplice passerella di belle donne e di straordinaria pittura. Donna in scena è una mostra che ci porta a riscoprire, rivivere, e sognare, il fascino di un’epoca, proiettata verso la modernità, ma anche decadente e sensualmente romantica. “Dopo le fortunate retrospettive su Canova e Arturo Martini e Juti Ravenna, con questa mostra intendiamo approfondire l’indagine sui nostri migliori artisti attivi tra ’800 e ’900”, le parole del Sindaco Mario Conte. “Quello è stato infatti un periodo particolarmente vivace per Treviso sia dal punto di vista economico, con il nascere di imprese e attività economiche di successo, e con esse di una borghesia facoltosa, ma anche artisticamente propulsive. Basti pensare a quel gruppo di giovani che si ritrovava attorno a Gino Rossi e ad Arturo Martini. Per questi ultimi, così come per tutti i veri protagonisti, l’ambiente veneziano rimane il primo punto di riferimento, ma con la tendenza a confrontarsi con gli ambienti più alla moda, Milano, Monaco e Parigi in particolare. Treviso riafferma, ancora una volta, il suo ruolo nell’arte con una grande mostra, promuovendo le proprie bellezze e peculiarità facendo conoscere i suoi migliori interpreti in una continua indagine volta ad arricchire il panorama culturale”. Aspetto, quest’ultimo che sottolinea anche il direttore dei Civici Musei Trevigiani, Fabrizio Malachin. “La mostra prende le mosse dall’attività di due protagonisti della scena trevigiana e veneta di quell’epoca che l’Istituto desidera far riscoprire al grande pubblico nel 100° e nel 60° della morte: Lino Selvatico (Padova, 20 luglio 1872–Treviso, 25 luglio 1924) e Giulio Ettore Erler (Oderzo, 20 gennaio 1876–Treviso, 9 gennaio 1964). Artisti celebri, in particolare per i grandi ritratti femminili, fino ai nudi sensuali ma mai volgari, che hanno raccontato il nascere di quel ‘piccolo’ mondo borghese veneto. Le loro opere sono una finestra su un’epoca romantica, affascinante, mondana ma anche decadente. Entrambe sono legati a Treviso per le vicende biografiche personali e artistiche”. Il progetto nasce anche da un fatto straordinario per i Musei Civici di Treviso, ovvero la recente acquisizione del vasto nucleo di opere (dipinti, bozzetti, disegni, incisioni, schizzi e lavori giovanili e preparatori) dell’artista Lino Selvatico di proprietà della famiglia, in forma di comodato gratuito e, in parte, di donazione. Si tratta di oltre 50 dipinti e circa 300 opere grafiche, a cui vanno ad aggiungersi stampe e fotografie usate dall’artista per studio e soprattutto l’archivio privato del pittore, costituito da 25 faldoni di documenti, diari e lettere manoscritti, per lo più inediti, fotografie di famiglia, l’archivio personale e la biblioteca personale di 1200 volumi. Questo nucleo non è attualmente esposto, in questa occasione una scelta delle migliori opera viene quindi presentata per la prima volta”. 

  Donna in scena. Boldini, Selvatico, Martini Mostra a cura di Fabrizio Malachin 13 aprile 2024 - 28 luglio 2024 Treviso, Museo Santa Caterina 

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo +39 049 663499 
Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net 

                                                                                 Giò Di Giorgio  

lunedì 19 febbraio 2024

ARTE D’UZBEKISTAN: L’AVANGUARDIA NEL DESERTO Firenze, Palazzo Pitti, 17 aprile – 28 luglio Venezia, Ca’ Foscari Esposizioni, 17 aprile – 29 settembre

 

Doppia prestigiosa sede per Uzbekistan: L’Avanguardia nel deserto, mostra che racconta una pagina ancora poco nota dell’arte non europea della prima metà del ‘900, quella dell’Avanguardia fiorita in Uzbekistan . Il progetto espositivo è promosso e sostenuto dalla Fondazione Uzbekistan Cultura ed è curato da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, direttori del Centro Studi sull’Arte Russa di Ca’ Foscari, affiancati da un comitato scientifico internazionale. 150 le opere proposte, soprattutto dipinti su tela, affiancati da una raccolta di testimonianze della tradizione tessile uzbeka. 
I lavori provengono tutti dal Museo Nazionale di Tashkent e dal Museo Savickij di Nukus. Articolata su due braccia, una fiorentina e una veneziana, l’esposizione si terrà nell’ex reggia medicea dal 17 aprile al 28 luglio, e a Venezia, a Ca’ Foscari, dal 17 aprile al 29 settembre. 

Tommaso Galligani Ufficio Stampa delle Gallerie degli Uffizi +393494299681, tommaso.galligani@cultura.gov.it Studio Esseci Sergio Campagnolo +39 049 663499, Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net

                Daniela dal Lago

venerdì 16 febbraio 2024

L’intenso libro di Marino Collacciani dedicato alla figura di Califano , scomparso nel 2013 ha fatto da sfondo nella Sala Calcagni all’attuazione della delibera approvata nel maggio 2023 “Francamente Franco” ora avrai la tua strada

 

Marino Collacciani con la cantante Numa Palmer

La presentazione in Campidoglio dell’intimistico omaggio letterario all’Artista è stata l’occasione per ricordare la prossima intitolazione di una via della Capitale a un genio della poesia e della filosofia contemporanee. 
Il merito va ascritto al Consigliere del Comune di Roma, on. Fabrizio Santori, Segretario dell’Assemblea Capitolina, tenace fautore di un’iniziativa troppo a lungo colpevolmente rinviata Roma ha finalmente indicato la strada che porta al ricordo di Franco Califano: lo ha fatto in occasione della nuova presentazione in Campidoglio – presso la Sala Calcagni – del libro di Marino Collacciani “Francamente Franco / Il vero volto di Califano” (Castelvecchi) che traccia un ricordo intimo quanto profondo di un genio della poesia e della filosofia contemporanee, oltre che delle sue straordinarie qualità umane. 

L’occasione è stata propizia per ricordare la decisione presa nel maggio scorso dal Comune di Roma, con una delibera firmata dall’on. Fabrizio Santori, Segretario dell’Assemblea Capitolina: l’intitolazione di una strada a quello è stato a furor di popolo un cittadino onorario di Roma, ma al quale è stato troppo a lungo negato un qualsiasi riconoscimento ufficiale. 

Insomma,"finalmente la strada è tracciata – ha affermato Fabrizio Santori – e a breve l’auspicio di moltissimi romani troverà compimento nel ricordo di una persona che ha dato molto alla città che lo ha adottato e amato, sia pure nel mezzo di travagli e ingiustizie". 

In una Sala Calcagni gremita in ogni ordine di posti e rischiarata dal sole, tra spaccati incantevoli della “città eterna”, la presentazione del libro di Marino Collacciani è stata sostenuta da interventi di qualificati relatori: dal giornalista Fabrizio Pacifici, nelle vesti di moderatore ed organizzatore, alla psicoterapeuta dott.ssa Paola Notargiovanni e alla cantante e produttrice Numa Palmer, interprete di un inedito di Califano, appena pubblicato, "Tra la terra e il sole", con la musica di Frank Del Giudice e la chitarra del leggendario Phil Palmer, marito dell’Artista. 

Particolarmente apprezzata la testimonianza dell’on. Fabrizio Santori che ha chiuso la riuscitissima manifestazione dando appuntamento nei prossimi mesi per l’evento al quale ha legato il proprio nome: l’intitolazione di quella strada che traccerà il solco di un’arte pura e trasversale, di una cultura che deve appartenere a tutti: attraverso un monumento della poesia che la musica, con 20 milioni di dischi, ha saputo trasportare nelle case degli italiani, nei loro pensieri, tra riflessioni profonde nel mezzo del conflitto diviso da sogno e razionalità, voglia di vivere e depressione, nell’intento di trovare un deterrente alla solitudine. 
Protagonista del racconto è Franco Califano, riscoperto, rivisitato e svelato da Marino Collacciani sensibile firma del giornalismo italiano - suo amico per 34 anni – autore, tra l’altro, di due clamorosi scoop: la scoperta del "massacro del Circeo" e l’arresto di Enzo Tortora. Il testo ha raccolto consensi da un vastissimo pubblico trasversale, probabilmente in attesa che qualcuno fosse tornato a parlare di lui finalmente in modo corretto. 
Un meraviglioso dipinto di Athos Faccincani - “Luce e sole, i pensieri di Franco” - descrive i colori della sua gioia di comunicare ed è stato realizzato dall’Artista di fama internazionale espressamente per il volume. che in meno di un anno ha venduto decine di migliaia di copie. 

  Ufficio Stampa: info@eventiroma.com 

Credit: foto Massimo Bruni /Giancarlo Sirolesi per gentile concessione 

                                                                   Giò Di Giorgio

giovedì 15 febbraio 2024

"Solmi – Ship of Fools" di Federico Solmi Il pioniere della media art torna in Italia.

 

Nel seicentesco Palazzo Donà dalle Rose di Venezia, dal 18 aprile al 28 luglio 2024, 10 opere video, 10 dipinti, una scultura olografica, un’opera in VR, sculture in ceramica e una nuova opera monumentale Palazzo Donà dalle Rose, Fondamente Nove, 5038, 30121 Venezia 

0 opere video, 10 dipinti, sculture in ceramica insieme a un’opera in VR, una scultura olografica e una nuova opera monumentale ispirata alla Zattera della Medusa di Gericault: dal 18 aprile al 28 luglio 2024, Federico Solmi porta in Italia, al Palazzo Donà dalle Rose di Venezia, la mostra "Solmi – Ship of Fools"curata da Dorothy Kosinski e co-curata da Renato Miracco. 

La mostra è realizzata in partnership con Var Digital Art by Var Group, con il contributo della Thoma Foundation (Chicago - Santa Fe) e il supporto della Phillips Collection di Washington DC. Pioniere della media Art, tra i primi a esplorare il confine tra fisico e digitale, Solmi torna dopo vent’anni in Italia, nel suo paese natale e in concomitanza alla LX Biennale d'Arte di Venezia, con una grande mostra personale che per 3 mesi, tra le mura del seicentesco palazzo veneziano affacciato sulle Fondamente Nove della laguna, renderà omaggio alla sua arte dissacrante e sovversiva, in un'originale immersione e interazione fra analogico e digitale, fondendo black humor, critica sociale, denuncia e senso del grottesco con le nuove tecnologie.

 “La mostra Solmi – Ship of Fools è più di un tradizionale assemblaggio di singole opere d'arte, ma l’artista le coreografa all'interno di un ambiente onnicomprensivo” spiega la curatrice Dorothy Kosinski, “utilizzando e sfidando l'ambiente storico del palazzo che la ospita. La mostra è un'opera d'arte totale, modellata dalla visione dell'artista utilizzando la tecnologia più innovativa disponibile per creare un'esperienza coinvolgente con musiche firmate dal pluripremiato Grammy Awards sound designer Marc Urselli e una proiezione olografica che apre nuovi orizzonti”. A dare il titolo alla mostra è “Ship of Fools”, un’allegoria della società attuale che, con riferimenti alla Repubblica di Platone, in cui un capitano è circondato da membri dell’equipaggio insubordinati, e a un libro del 1494 di Sebastian Brant intitolato Ship of Fools, pubblicato a Basilea e illustrato con 114 xilografie, prende ispirazione dal famoso dipinto di Gericault “La zattera di Medusa”. In “stile Solmi”, l’opera ritrae su un’imbarcazione alla deriva personaggi storici e contemporanei come Elon Musk, Kim Kardashian, Papa Benedetto XVI, Napoleone, Oprah Winfrey, Cristoforo Colombo, l’Imperatrice Teodora, George Washington e Mark Zuckerberg. Quello di Federico Solmi in Italia con la personale "Solmi – Ship of Fools"è un ritorno di eccellenza che riporta in patria uno sperimentatore di linguaggi in grado di esaminare, attraverso la sua arte, impulsi e desideri umani inconsci, mostrandone la fallacia; un ritorno per conoscere da vicino un artista italiano che - dal 1999 negli USA e insignito della nomina di visiting professor presso la celeberrima Yale University - è stato protagonista di alcune delle biennali d’arte più autorevoli del mondo, tra Stati Uniti, Europa e Cina. 
Con i suoi colori vivaci, l’estetica espressiva e la sua visione satirica e distopica della società, Federico Solmi è stato, inoltre, protagonista con le sue opere nel cuore di New York, quando a Times Square nel luglio 2019, ogni notte tutti i billboard di uno dei luoghi più conosciuti e iconici d’America hanno proiettato le sue opere vertiginose lì dove di solito girano le pubblicità dei grandi marchi globali. 

Una consacrazione per l’artista che, già nel 2009, veniva premiato dalla Fondazione Guggenheim di New York con la John Simon Guggenheim Memorial Fellowship nella categoria Video & Audio. “Il lavoro di Solmi” spiega ancora la curatrice Dorothy Kosinski “sfugge al peso dell’allegoria morale attraverso un umorismo allegro e beffardo coinvolgendoci con ammiccamenti cospiratori e sguardi di traverso”. “Capitalismo, consumismo, cultura della celebrità, avidità, corruzione, oppressione sistematica e demagogia sono solo alcuni dei suoi temi” afferma Larry Ossei-Mensah. “La mostra” spiega il co-curatore Miracco “è il punto di arrivo della ricerca di un Rabbioso videologo che aiuta la Società a guardarsi allo specchio; un audace Muralista del XXI Secolo, un nuovo Rabelais che sfrutta l’esperienza grottesca del cinema felliniano per fornirci una nuova chiave di lettura della realtà contemporanea”. "Solmi – Ship of Fools” è accompagnata da un catalogo edito da Gangemi Editore in lingua inglese con una completa storiografia dei suoi lavori. Il progetto è guidato dalle intuizioni curatoriali degli storici dell’arte Dorothy Kosinski, Direttore Emerito della Phillips Collection, e di Renato Miracco. Oltre agli scritti di Kosinski e Miracco, i contributi in catalogo di Larry Ossei-Mensah, Serena Tabacchi e Davide Sarchioni esplorano il rapporto e impatto della tecnologia con l’arte contemporanea.

La presentazione è resa possibile dalla collaborazione con Var Digital Art by Var Group, che è attivamente impegnata nella promozione dell'arte attraverso le tecnologie digitali. La Carl & Marilynn Thoma Foundation ha generosamente contribuito al successo di questo progetto, mentre il supporto museale proviene dalla Phillips Collection. La strategia di comunicazione della mostra è affidata a HF4 di Marco del Bene. 

Ufficio Stampa HF4 solmi@hf4.it Marta Volterra marta.volterra@hf4.it +39.340.96.900.12 Valentina Pettinelli valentina.pettinelli@hf4.it +39.347.449.91.74

U.S. Press PR Resnicow and Associates Barbara Escobar/ Claire Hurley/ Elyse Howell bescobar@resnicow.com/ churley@resnicow.com/ ehowell@resnicow.com +1-212-671-5174/ +1-212-671-5159/ +1-212-671-5188

                                                        Giò Di Giorgio

mercoledì 14 febbraio 2024

La Pianista internazionale Cristiana Pegoraro "Colors of love" from the Basilica of Saint Valentine in Terni


                Direttamente dalla Basilica di San Valentino a Terni, il mio ‘Colors of Love’ dedicato a tutti coloro i quali non perdono mai il coraggio di amare ❤️  Cristiana Pegoraro    

                                                                  Giò Di Giorgio