lunedì 14 settembre 2026

“UN SILENZIO SOFFOCATO“

 


Ecco le parole del regista Andrea Rigon:

- Durante la mia carriera di fotografo e direttore di un magazine di moda ho avuto moltissime esperienze, ma non avevo calcolato che un giorno avrei provato l’emozione di essere regista un cortometraggio.

E’ stato tutto molto veloce, dal detto al fatto, mi sono trovato a dirigere un gruppo di persone che mi hanno aiutato, prima di tutto a crescere professionalmente, poi a risolvere le difficoltà che normalmente si trovano realizzando questo tipo di progetti.

Ho deciso di realizzare un cortometraggio sulla violenza psicologica nei confronti delle donne perché è una delle violenze più devastanti e distruttive che una donna possa subire, ma allo stesso tempo anche la più sottovalutata perché non è quasi mai colta come un sopruso da chi assiste da fuori; chi la subisce invece, proprio perché non lascia lividi esterni, molte volte non riesce a parlarne e lo vive come una vergogna.



Ho scelta il titolo “UN SILENZIO SOFFOCATO“ perchè è la sensazione che vivono le donne che sono costrette a sopportare queste situazioni di vita quotidiana, fin da piccole sono messe in condizione di essere invisibili, ma allo stesso tempo pensano di essere la causa dei problemi della famiglia.

Questo progetto è nato circa 4-5 anni fa, ho avuto la fortuna di lavorare con moltissime persone nei miei anni di carriera fotografica dai matrimoni alla moda, e mi capitava spesso di entrare in discorsi e racconti molto delicati ed importanti.
Non vi nascondo che molte volte mi trovavo in difficoltà nel rispondere, ma cercavo di essere il più possibile vicino a queste realtà, ed allora ho deciso di mettere anch’io un mio contributo per riuscire a dare forza a chi soffre queste situazioni.

Spero che questo cortometraggio da noi realizzato piaccia sia dal lato artistico ma ancor di più dal lato sociale, il mio scopo è dare coraggio e forza a chi deve emergere da questa piaga che soffoca la libertà umana.

Ho scelto di coinvolgere una Scuola Superiore per le riprese proprio per sensibilizzare in primis i giovani, per fermare questa violenza e aiutare le persone a riconoscerla ed a tornare a vivere.

 

Come ci ha già anticipato il nostro direttore Andrea Rigon, che per la prima volta ha provato l’esperienza della regia, incontriamo ora anche gli altri membri del cast e gli
“ addetti ai lavori” con delle interviste che ci portano nel cuore del cortometraggio, il backstage.

Abbiamo incontrato la protagonista femminile del film Ylenia Mascheroni che interpreta Elena, una donna vittima di violenza psicologica da parte un po’ di tutti.

Come ti sei preparata emotivamente per interpretare il tuo personaggio, vittima di abusi psicologici?



Posso dire di aver sentito il mio personaggio, Elena, molto vicino a me.
Purtroppo ho sperimentato sulla mia pelle la violenza psicologica, e questo in qualche modo mi ha permesso di creare un legame profondo e, potrei dire, naturale con il mio ruolo.

Non é stato necessario preparare le mie emozioni a “qualcosa di nuovo”, quanto più che altro separare le dinamiche che lei subiva dalle mie personali esperienze, lasciando comunque in contatto la parte emotiva.

Quale pensi sia il segnale più sottovalutato della violenza psicologica?

Credo che sia proprio il fatto che non lasci segni sulla pelle, ma dentro coloro che la subiscono. Viene sottovalutato come fenomeno in generale proprio perché non potendolo mostrare fisicamente, é difficile da dimostrare e da denunciare.
Purtroppo al giorno d’oggi si sottovaluta proprio la violenza psicologica per questi motivi, ritenendola meno importante o, in caso contrario, molti ne abusano e utilizzano a sproposito; il che poi va a discapito di chi realmente l’ha subita e trova la forza di denunciare (il che richiede molto coraggio, infatti sono molti a non farlo per timore).



Cosa speri che il pubblico provi uscendo dalla sala?

Uscendo dalla sala, spero che il pubblico possa capire la gravità e l’importanza di questo tipo di violenza.
Questo perché spesso viene insegnato e consigliato di denunciare, ma purtroppo, anche nel momento in cui si fa, le denunce non vengono credute o, comunque, le vittime vengono lasciate prive di alcun tipo d’aiuto.

Spero che con il nostro lavoro la consapevolezza su questo tema possa crescere ed essere in qualche modo un “monito” a fare effettivamente qualcosa quando una persona trova il coraggio di denuncia.

Abbiamo incontrato anche il coprotagonista, Denis Berri, che nel cortometraggio interpreta il marito violento.

Cosa hai pensato del tuo personaggio leggendo la sceneggiatura?

Leggendo attentamente la sceneggiatura ho cercato di entrare nella psicologia mentale del personaggio che ho interpretato, poi man mano che continuavamo a girare l'empatia con Ylenia (la protagonista) , il regista e tutta la troupe è aumentata sempre di più e tutto è diventato meno complicato di quello che immaginavo, si sa che questi argomenti non sono semplici da recitare.

Come ti sei preparato per sembrare più intenso per il set?

Per alcune scene moto intense, cariche di odio nei confronti di Elena, ho dovuto prendermi del tempo da solo con me stesso prima di girare, per "caricarmi a dovere" e poter coinvolgere lo spettatore.



Che idea ti sei fatto del tema toccato nel cortometraggio?

Il fatto che, a differenza di quella fisica, la violenza psicologica i lividi e le ferite li provoca internamente e quindi anche le persone che ti vogliono bene possono non rendersi conto della sofferenza e del dolore che può subire una persona, mi ha molto colpito.
E’ una cosa molto pericolosa che andrebbe sensibilizzata maggiormente anche dalla opinione pubblica.

Qual è l’obbiettivo di Un Silenzio Soffocato?

L’obiettivo del film è fare capire che la violenza psicologica è un problema molto serio e grave, da non sottovalutare assolutamente fermandosi solo alla “facciata”.

A volte una persona può mostrarsi in pubblico in un certo modo, ma dobbiamo stare attenti e cercare di capire se una persona necessita invece di un aiuto ed attivarci quindi prontamente in tal senso.

Bisogna arrivare ad eliminare ogni tipo e forma di violenza.

 

Un personaggio incontrato proprio all’inizio del film è la mamma di Elena, il primo vero rapporto di violenza psicologica che la protagonista ha fin dalla tenera età, interpretata dalla famosa attrice e modella internazionale Andreea Duma.

Come è stata la tua esperienza con questo tema così particolare?

Ho la fortuna di essere sposata con un avvocato che si occupa di diritto di famiglia civile e penale e più volte lui mi ha spiegato le dinamiche della violenza psicologica che sembra più sottile ma è altrettanto devastante di quella fisica. Facendo leva su tali dinamiche ho cercato di immedesimarmi nella mentalità dell’abusatore.

Certo è che farlo tenendo conto che l’abuso era indirizzato ad un figlio è risultato particolarmente difficile.

Cosa vorresti che restasse della tua interpretazione al pubblico?

Spero che il pubblico possa cogliere la gravità dell’argomento e la necessità di comprenderne le dinamiche;
la violenza psicologica è sottile, si incunea nella mente della vittima e la priva di ogni capacità di reazione.

Quindi Il segnale più sottovalutato della violenza psicologica è il dubbio sistematico su sé stessi: la vittima inizia a chiedersi "sto esagerando?", "sono troppo sensibile?" — una dinamica che gli esperti identificano come il nucleo invisibile dell'abuso psicologico.

Un altro personaggio molto importante nel film è la figura della suocera di Elena, interpretata da Lucia Schierano, che non si risparmia per trattare con sufficienza e disprezzo la futura nuora.

Lucia, come stata l’esperienza sul set?

Lavorare con Andrea è stata una sorpresa, interpretare un ruolo ostile, giudicante, denigrante non è stato facile, ma grazie ad Andrea e al suo staff è stato semplice.
Una semplicità emersa dalla chiarezza dell'intento e lo scopo da raggiungere. Nelle sue indicazioni ho respirato piena fiducia e questo mi ha permesso la massima libertà interpretativa.

Cosa vorresti che il pubblico percepisse da questa tua interpretazione?

Ho cercato di dare peso all'invisibile, di far emergere un tema spesso nascosto o sottovalutato come la violenza psicologica, l’ho vissuto quasi come un dovere etico e morale e questo penso anche da tutti i partecipanti del progetto.
Ho apprezzato molto l'atmosfera piacevole e collaborativa che si è creata fra gli attori e le giovani e capaci maestranze, sempre attente, precise, pronte a trovare soluzioni.

Anche grazie a loro l'eco del controllo, si avverte anche quando nessuno parla e lo sguardo della madre continua a giudicare oltre l’inquadratura.
Mi auguro di avere dato al pubblico uno spunto di riflessione e di averlo sensibilizzato sul tema.

Ed ora passiamo allo staff tecnico, le tre videomaker, studentesse al 4°anno della Scuola Superiore Carlo Rosselli di Castelfranco Veneto (Tv), Elisa Elek, Matilde Guidolin e Giorgia Camillo.

Come è stata la vostra prima esperienza su un vero set professionale?

Elisa: È stata un'esperienza fantastica, sono contenta che mi sia stata data questa opportunità di lavorare con persone così preparate, mi ha aiutato molto e mi ha dato la possibilità di imparare tantissime cose nuove ed interessanti ogni giorno.

Matilde: È stato molto interessante e mi ha fatto conoscere anche questo mondo, è stata un' esperienza unica e sono molto felice di essere riuscita a partecipare a questo progetto.

Giorgia: E’ stata un'esperienza nuova, che non capita a tutti, inizialmente avevo un po di timore, di non riuscire a dare il meglio di me ma poi con l'aiuto di Andrea e del suo staff sono riuscita ad ambientarmi e a svolgere tutto con professionalità e tranquillità, è stata sicuramente una bella esperienza e sarei felice di ripeterla in futuro.

Cosa ti ha trasmesso realizzare un film con un tema così importante?
Elisa: 
Mi ha fatto capire quanto sia importante trattare questi argomenti con molta cura, è una grande

responsabilità, sono molto orgogliosa di aver dato il mio contributo per realizzare questo progetto.

Matilde: Una tematica molto delicata, che si sottovaluta molto purtroppo, inoltre realizzare tuto questo mi ha dato la più consapevolezza sull'argomento e ne sono molto felice.

Giorgia: Sicuramente è un tema molto delicato e difficile da affrontare per questo tendevo a non pensarci molto, ma realizzare un film mi ha dato la possibilità di capire questo grave problema sociale.

Sapere che sarà visto al cinema, cosa si prova?
Elisa: ”
È un’emozione bellissima. Il cinema è il posto perfetto per vedere un film e non vedo l'ora di condividere

questo momento con il pubblico in sala per vedere le emozioni che siamo riusciti a trasmettere.

Matilde: Sapere che il nostro lavoro di 3 mesi possa essere visto da un pubblico al cinema mi emoziona moltissimo, sono molto contenta del lavoro che abbiamo svolto e spero che tutti possano comprendere appieno il messaggio.

Giorgia: E’ una grande soddisfazione sapere che ciò per cui hai lavorato per più di tre mesi verrà riprodotta sul grande schermo e ci saranno molte persone che la vedranno, abbiamo dato del nostro meglio e sono certa che il nostro lavoro sarà apprezzato e compreso.

Un ringraziamento va a tutti i nostri sponsor tecnici che si sono prestati con attrezzature e locations.

Ringraziamo SCARPETTA ROSSA per il patrocinio per la realizzazione di questo cortometraggio.

Ufficio Stampa

 

Francesco Caruso Litrico

+39 333 4682892 | fralit@alice.it

 

mercoledì 9 settembre 2026

BENVENUTI A 10 MINUTI A ROMA!

 


BENVENUTI A 10 MINUTI A ROMA!

Potreste pensare di essere semplicemente entrati in un teatro nel centro di Roma, ma vorrei che vi sentiste come se foste appena entrati da una strada di Manhattan. L’energia è diversa, il ritmo è più veloce e le storie sono nuove - rese accessibili al pubblico in italiano, ma completamente nuove. Ho scelto di portare a Roma il teatro newyorkese, nel suo stile “downtown” - con la sua estetica e le sue tradizioni inconfondibili - perché ne sento profondamente la mancanza. Ho fondato questo festival per offrire al pubblico romano l’opportunità di conoscere una cultura teatrale diversa all’interno del ricco panorama della città. Vi invito a immergervi negli otto spettacoli di dieci minuti di questa sera. Forse dimenticherete dove vi trovate. Forse ne nascerà una magia. Forse ne nascerà un amore. Grazie per essere qui con noi. Con gratitudine, Allie Leigh Fondatrice e Direttrice Artistica 10 Minuti a Roma