giovedì 18 gennaio 2024

SOGNI E DIALOGHI CON IA Il 24 gennaio alla Casa degli Artisti di Milano un incontro su “Intelligenza Arti-ficiale e Arte Contemporanea” sulle orme dell’opera La belle au bois dormant di Giuliana Cunéaz

 

Continua l'impegno di Var Digital Art by Var Group nello sviluppo e nella diffusione dell'arte digi-tale come nuovo linguaggio per narrare il contemporaneo mettendo in connessione vecchie e nuove pratiche. Alla Casa degli Artisti di Milano, il 24 gennaio, in occasione della mostra 
“Visibi-le/Invisibile.Tecniche della meraviglia”, sarà presentata l'opera “La belle au bois dormant” di Giuliana Cunéaz, realizzata in collaborazione con la Factory di VDA by Var Group. 

Sarà fatto in occasione di un evento che vedrà protagonisti artisti, esperti e critici d’arte che accompagne-ranno il pubblico in un viaggio nei nuovi mezzi e media digitali al servizio dell'arte e della sua narrazione. “La belle au bois dormant” è un’opera interattiva che consente allo spettatore di vivere un'esperienza immersiva attraverso l'uso dell'Intelligenza Artificiale. Sdraiandosi su un letto realizzato dall'artista con l'inserimento di elementi polimaterici, che evocano l'universo tecno-logico, il visitatore si trova di fronte alla propria visione proiettata su un monitor. 

L’intento è di lasciarsi trasportare in un universo onirico, come quello de “La bella addormentata nel bo-sco”. È il visitatore stesso a innescare il procedimento immersivo scrivendo una frase su un tablet, che viene rielaborata, in base a una serie di input inseriti da Giuliana Cunéaz per mezzo dell'Intelligenza Artificiale, in grado poi di materializzare le emozioni del visitatore. Giuliana Cunéaz utilizza come porta d’accesso al nostro immaginario il mondo nanomolecolare. Sono proprio le recenti scoperte scientifiche e l’opportunità di entrare in contatto con la parte infinitesimale della materia, gli elementi utilizzati per creare nature multiple, in perenne metamorfosi, che ampliano la sfera della conoscenza. 

“Utilizzando le immagini scientifiche, ho visitato boschi, fiori e pulviscoli meravigliosi che ho, poi, ricreato attraverso la modellazione e l’animazione 3D,” spiega l’artista. Alla realizzazione dell'opera hanno collaborato Roberto Beragnoli, Stefano Fiorio Sanatana e Alessandro Reani. 
Il 24 gennaio 2024 dalle ore 19.00, durante l’incontro “Sogni e dialoghi con IA”, partendo dall’analisi dell’installazione in mostra di Giuliana Cunéaz, si approfondirà il ruolo dell’IA come strumento impiegato nel processo artistico che, in questo caso, diventa elaboratore/creatore di so-gni e di “meraviglie”. 

L’opera e la presentazione del catalogo della mostra diventeranno così occasione per conoscere da vicino tutta l’attività e l'operazione a supporto dell'arte con-temporanea da parte di Var Digital Art by Var Group con un evento che, dopo l’introduzione di Christian Gancitano, vedrà gli interventi di Francesca Alfano Miglietti, curatrice della mostra, Da-niele Sandon, della LitoArt, che ha realizzato il catalogo della mostra, Paolo Bazzani, autore del progetto grafico, e l’artista Giuliana Cunéaz, Davide Sarchioni, Art Curator Var Digital Art, Alessan-dro Tiezzi, Head of Var Digital Art, Roberto Beragnoli, esperto di IA e automazione e Chiara Canali, critica d’arte e curatrice.
Giuliana Cunéaz (Aosta 1959), vive e lavora a Milano. Dall'inizio del 2000 realizza i suoi lavori in CGI. Nel 2004 è stata tra le prime artiste a utilizzare il 3D nell'ambito di una ricerca dove scienza e tecnologie rappresentano i suoi principali ambiti d'indagine. Le sue sperimentazioni coniugano la componente virtuale con quella materica e sono molti i lavori plastici che si sviluppano intorno a differenti ambiti di ricerca. Negli ultimi anni l'immersività ha assunto un aspetto preponderante co-me dimostra la sua videoinstallazione I Cercatori di Luce (2021) che prevede specifici riferimenti a performance, cinema, danza e teatro. Tra le manifestazioni a cui ha partecipato vanno segnalate: Biennale di San Paolo, Tina B. di Praga, Biennale di Siviglia Youniverse, Anteprima Torino nell’ambito della Quadriennale di Roma, Project Daejeon, Biennale Light Art di Mantova. Molti i luoghi che hanno ospitato le sue opere come: Museo Revoltella, Trieste; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Museo Pecci, Prato; Castello Ursino, Catania; Museo Riso, Palermo; Univer-sità La Sapienza e Macro Testaccio, Roma; Castello Gamba, Châtillon; Gallerie d’Italia e La Trien-nale, Milano; Museo d’Arte, Lugano, Museo di Storia Naturale, Verona, Fondazione Palazzo Albiz-zini, Collezione Burri, Città di Castello e il Museo Puškin di Mosca attraverso un progetto online. Nel 2022 il MEET Digital Center di Milano ha ospitato la mostra personale C’è tanto spazio laggiù in fondo, un progetto espositivo e immersivo. 


Var Digital Art, è il progetto che nasce all'interno di Var Group - operatore leader nel settore dei servizi e delle soluzioni digitali - che ha l’obiettivo di creare un polo dinamico di sperimentazione, studio, ricerca e produzione dedicato al rapporto tra Arte e Tecnologia Digitale. VDA by Var Group ha collaborato alla realizzazione dell'opera inedita di Giuliana Cunéaz, concepita dall'artista proprio per essere presentata nell'ambito della mostra collettiva “Visibile/Invisibile. Tecniche della meravi-glia”. Var Digital Art ha contribuito alla realizzazione dell’opera, implementandone tutta la dimensione digitale: grazie all’esperienza, il know-how e le competenze di Var Group sono state generate delle video animazioni, a partire dalle immagini elaborate e fornite dall'artista stessa con il supporto di Roberto Beragnoli, attraverso sistemi di intelligenza artificiale. La Factory di Var Digital Art by Var Group è stata attivata e messa a disposizione dell'artista sotto la supervisione di Davide Sarchioni, in qualità di direttore artistico del progetto VDA. 

Ufficio stampa HF4 www.hf4.it Marta Volterra marta.volterra@hf4.it Valentina Pettinelli valentina.pettinelli@hf4.it 347.449.91.74

                                                                     Giò Di Giorgio

ROMA - Seconda edizione Premio Antenna d’Oro per la Tivvù 2024

 

La notizia dell’esonero di Josè Mourinho è sulla bocca di tutti e scuote dalla sua classica postura persino la paciosa lupa in Campidoglio. Quell’allenatore ha saputo animare le folle, tenuti attaccati alla schermo milioni di persone che ne hanno in qualche modo subìto il carisma. Un allenatore seduto in panchina solo per scrivere qualche appunto, ma costantemente in piedi ad incitare e a polemizzare. 
Una premessa che si lega alla concomitanza dell’evento andato in scena in Campidoglio, presso una gremita Sala della Protomoteca: la seconda edizione del “Premio Antenna d’Oro per la Tivvù”.

Ecco, l’ideatore Fabrizio Pacifici ha saputo come sempre incarnare l’altro stereotipo di “allenatore”: mai agitato, con una “aplomb” di splendida fattura e la capacità dei grandi, quella che attiene in particolare ai migliori organizzatori, impegnati in una delle tante sfide della vita, alle prese con “incontri” non solo agonistici ma soprattutto legati alla socialità e a testimonianze significative da lasciare nell’esistenza terrena. Per questi motivi, di grande caratura è risultato il lotto dei premiati, puntuali come raramente accade in una città imprecisa come Roma e troppo spesso incurante dei valori che Fabrizio Pacifici ha saputo invece radunare intorno a una constatazione ideologica legata al servizio pubblico offerto dalla televisione: un mezzo puntato verso il gusto dell’approfondimento, a debita distanza dalla superficialità che talvolta il piccolo schermo può trasmettere e, più o meno consapevolmente, propagare con scarsa attenzione per i dettami di una sana comunicazione.

 A partire dalla precisione chirurgica con la quale Pacifici ha saputo miscelare e coagulare i nomi chiamati sul palco, ciascuno con una propria caratteristica e con storie diverse da raccontare e da divulgare al grande pubblico. Non a caso la dichiarazione dell’ideatore incarna alla perfezione l’organigramma costruito ad hoc per raccogliere quelle che, ancor prima di essere tendenze, rappresentano le esigenze più impellenti del pubblico: 
“Un Premio che, al pari del Microfono d’Oro, intende qualificare l’impegno che molte persone hanno profuso a servizio dell’intrattenimento e dell’approfondimento pubblici, ruoli che il mezzo televisivo dovrebbe onorare quotidianamente senza cedere alla tentazione delle mode passeggere o al ricatto dei potenti. 

In una società sempre più disattenta e propensa alla massificazione, è giusto prendersi un’ampia pausa di riflessione e tirare fuori dai titoli di coda i migliori interpreti di una comunicazione televisiva di livello”. Ecco i nomi dei premiati, accolti dalla padrona di casa Presidente dell’Assemblea Capitolina On. Svetlana Celli, e dal Segretario della stessa sigla l’On. Fabrizio Santori, dinamico e attivissimo Consigliere che ha voluto fortemente questo evento: Claudio Lippi, Marino Bartoletti, Rosanna Lambertucci, Angelo Mellone, Pino Strabioli, Eleonora Daniele, Rajae Bezzaz, Sabina Stilo, Enzo Salvi, Pascal Vicedomini, Sara Ricci, Angelica Massera, Giulia Di Quilio, Elda Alvigini, Marino Collacciani, Claudio Guerrini, Gioacchino Bonsignore, Josephine Alessio, Giammarco Menga, Emanuela Gentilin, Silvia Tocci, Emanuele Carioti, mentre il premio alla memoria è stato consegnato alla famiglia di Massimo Morante. 

Nutrito anche il parterre degli ospiti: l’On. Mirco Carloni Presidente della Commissione Agricoltura, Angelica Amodei, Nicola Timpone, Silvia Squizzato, Mary Colapietro, Maria Luisa Anele, Antonella Salvucci, Deneb Antuoni, Piero Pacchiarotti, Andrea Menichelli, Giampiero Canterini, Fabio Giovannelli, Emanuela Fancelli, Alessandro Benardinelli, Antonio Flamini e Mauro Atturo che in questo contesto di eccellenza non poteva mancare, CEO della Problem Solving ed il suo Human Value, che ha premiato Eleonora Daniele e Pino Strabioli per il grande impegno sempre dimostrato di rendere la tv un mezzo per educare e stimolare. Atturo noto filantropo ed imprenditore illuminato, da anni persegue nel suo approccio la massima attenzione al valore dell’essere umano in ogni sua forma, dedicando azioni concrete di welfare e filosofie aziendali avanguardistiche ed esemplari.

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                                                             Giò Di Giorgio

martedì 16 gennaio 2024

“IL BOUDOIR DEL GENTILUOMO”, IL NUOVO pamphlet di Niky Marcelli

 

Un imperdibile e divertente libro che affronta l’ineleganza maschile dilagante, vera e propria piaga dell’inciviltà moderna, e elargisce consigli utili, ma non richiesti, per debellarla. 

Libreria Mondadori di via Piave stracolma, nonostante la “febbre del sabato sera”, il traffico pomeridiano, la gente influenzata e quella fuori Roma per il weekend. Molti gli amici e i curiosi accorsi alla presentazione di “Il boudoir del gentiluomo”, nuovo libro del giornalista Rai e scrittore Niky Marcelli, tutti vogliosi di sapere cosa non dovrebbe mai mancare nel guardaroba di un uomo per essere sempre elegante e cosa invece non dovrebbe indossare mai. Consigli utilissimi di cui fare tesoro, regalati dal super dandy e sempre chic Niky che come nuova mission si è messo in testa di debellare la dilagante ineleganza maschile. 

Dalla testa ai piedi. Per la gioia delle donne presenti, non è voluto mancare all’appello un vero gentlman old style, il raffinato e affascinante conte wine-maker giramondo Gelasio Gaetani Dell’Aquila d’Aragona Lovatelli, alto come un corazziere e dalle lunghe chiome scarmigliate, con outfit sempre perfetti e originali. Gelasio si è complimentato con l’autore per l’utilissimo pamphlet scritto con arguzia e ironia. In sala ha trovato la principessa Irma Capece Minutolo: i due che non si erano mai incontrati hanno scoperto di essere lontani cugini, sciorinando le loro discendenze di sangue blu. 
Non è volta mancare neanche la bellissima e dolce conduttrice di “Check Up” Luana Ravegnini: cappotto nero e sorriso radioso, è stata anche subissata di domande di tipo medico dai più ipocondriaci. 

A presentare il lavoro di Marcelli che vuole combattere coloro che si vestono sciattamente come scappati di casa, è stata la conduttrice radiofonica Roberta Beta, che ha parlato a lungo. L’attore Andrea Di Bella ha letto vari brani del libro appena pubblicato da Edizione Clandestine - Gruppo Santelli (183 pagine, € 15,99). Ecco l’attrice e scrittrice Gaia Zucchi con enorme fiore tra i capelli, il cantante e conduttore Marcello Cirillo sempre più platinato, la cantante Alma Manera felice perchè dallo scorso 9 gennaio conduce su Rai Isoradio dalle 13 alle 14 il martedì, mercoledì e giovedì il programma da lei ideato “Crossover! La musica a 360 Giri…”. 

 Arriva anche il regista Pierfrancesco Campanella che acquista subito il libro per farselo firmare da Niky. Ci sono le giornaliste di moda Patrizia Vacalebri, Marina Bertucci e Federica Pansadoro, l’ex direttore di Raidue Gianstefano Spoto, Miria Maiorani editore del “Viviroma”, lo scrittore Marino Collacciani con la compagna Paola, il prefetto Fulvio Rocco de Marinis, il bel Fabrizio Pacifici. 
La regista tv Pap Caldonazzo, sorella di Nathaly, chiacchiera a lungo con il make up artist delle dive Gennaro Marchese. Molto interessate le avvocatesse penaliste Maria Dolores Balsamo e Ester Pennella, l’autrice Rai Monica Perez, le socialite sempre presenti Elisabetta Viaggi e Jolanda Gurreri, lo stilista Antonio Ventura de Gnon e lo stilista Marco Coretti con la bionda amica Giulia Borghese, la gallerista d’arte che vive tra Roma, Miami e Parigi Jacqueline Vagnozzi

Tutti pazzi per l’ironia e la penna arguta di Niky Marcelli, che si è presentato inchinandosi al pubblico e levandosi dalla testa il suo prezioso Borsalino. Brindisi finale con bollicine e la famosa torta di mele artigianale del personal chef Stefano Crialesi con Filippo Biffani e la loro “SF Art of Taste”
Il libro è un divertente e imperdibile itinerario tra moda e modi di intendere l’abbigliamento maschile, tra tradizione e curiosità, stile e tendenze. Chi non si pone ogni giorno il dilemma dinanzi alla propria cabina armadio “Come mi vesto oggi? Classico o moderno? Meglio apparire e strafare o essere me stesso?”. Convinto di quanto l’odierno e malinteso concetto di “comodità” abbia soppiantato quello di “eleganza”, Marcelli ci porta attraverso diversi secoli di moda maschile, raccontandoci le origini di molti degli indumenti che indossiamo ancora oggi. Senza perdere il suo proverbiale senso dell’umorismo né la sua leggerezza, l’autore regala consigli e chicche sui tessuti e sui tagli, invitandoci a non essere fashion victims, ma a cercare il nostro stile senza tenere troppo conto delle mode del momento e, soprattutto, a seguire sempre i dettami di quelli che definisce “Madonna Sobrietà” e “Messer Buongusto”. 

Questo senza ovviamente tralasciare la doverosa attenzione alla “base”, ovvero il nostro corpo. Perché il nostro aspetto è il nostro primo biglietto da visita e chi non ha cura e amore per se stesso non può averne nemmeno per il suo prossimo. E lo stile è tutto! “Il fine estetico che la moda in generale vuole affermare si identifica con la ricerca di un’affermazione sociale che spesso si presenta, nella contemporaneità, con diverse forme che vanno verso l’ostentazione dello sfarzo in antitesi ad un’eleganza che invece si manifesta con discrezione e con una semplicità sfumata verso la distinzione”, scrive nella prefazione la nota storica della moda e del costume Bonizza Giordani Aragno. “Negli ultimi decenni, il fenomeno moda ha coinvolto tutti i saperi, dall’antropologia alla storia dell’arte, dalla sociologia alla psicologia, dai mass-media all’economia, con l’uso indiscriminato delle celebrità e della politica del consumo della moda. 

Oggi il discorso sul significato sociale ed estetico dell’abbigliamento si è complicato: si sono persi i confini a favore dell’uso indiscriminato dell’immagine”, scrive ancora Bonizza Giordani Aragno che avvisa: “Se la moda è costruzione culturale, il libro di Marcelli è il punto di intersezione tra abito, corpo e forma. Autentiche riflessioni sulle recenti evoluzioni della moda maschile a favore di un’eleganza contenuta e dove l’apparenza si pone come indicatore sociale. La moda, insomma, spartiacque tra passato e futuro, per vivere il presente”. Ma entrando nel dettaglio quali sono secondo Marcelli - un tipetto colto e raffinato che non esce mai di casa senza i suoi cappelli Panama fatti su misura e colleziona auto d’epoca, soprattutto Citroen storiche con cui poi gira per i raduni in Italia - gli indumenti e gli accessori da non sfoggiare mai per non travalicare i confini del cattivo gusto e della pacchianeria?

Ecco alcuni degli outfit da far gridare vendetta. La camicia a quadri? Solo se siete boscaioli! Gli short, i bermuda e i pinocchietti? Solo fino agli 11 anni. La tuta da ginnastica? Mai fuori dalla palestra, neanche per andare al supermercato. E mai e poi mai calzando mocassini al posto delle sneakers. La camicia a maniche corte? Tristissima, fa tanto venditore di auto usate del Nebraska. La camicia con le spalline? Solo se appartenete alle Forze Armate o dell’Ordine. Lo slip? Va cancellato da ogni guardaroba che si rispetti! Il sabot da uomo? Chi l’ha inventato andrebbe spedito in un campo di rieducazione. I sandali? Solo se sei un frate. Il look hip hop e i suoi derivati rap e trap? L’assoluta nemesi del buongusto, come molte delle mode statunitensi. 

Tra i grandi classici intramontabili del cattivo gusto per l’implacabile Niky non potevano mancare i calzini corti, le calze bianche, la felpa (indossabile fino ai 20 anni), i “jeans del nonno”, le giacche e le camicie jeans. E che dire del borsello e del marsupio? No, no, no. Dio ce ne scampi e liberi! Un vero gentiluomo, tra l’altro non segue la moda, semmai la detta. Così Marcelli continua ad illustrare nel suo pamphlet tutto quello che c’è da sapere su mutande, camicie, calze, pantaloni, T-shirt, maglioni, gilet, capispalla e mantelli. Capitoli interessanti anche su cravatte, scarpe, cappelli, cinte e accessori vari, abiti da cerimonia, costumi da bagno, pigiami, vestaglie, abiti vintage e chi più ne ha più ne metta. 
Nelle note finali, l’autore spiega di aver capito di aver avuto l’idea giusta con questo libro “modaiolo” dopo aver pubblicato ben 12 tomi, tra romanzi d’avventura, gialli, manuali di cucina, raccolte di racconti e saggi, quando, poco prima di andare in stampa, gli è giunta eco della bizzarra polemica scaturita da un editoriale su “La Repubblica” del raffinatissimo Alain Elkann che parlava dei moderni “lanzichenecchi” incontrati sul treno per Lecce. “Mentre Elkann si è soffermato sulla mala educazione di questi giovani, io mi sono posto varie domande sullo sfacelo estetico odierno, che sottintende purtroppo anche a uno sfracello culturale e sociale a cui andrebbe posto subito rimedio”. 

                                                     Gabriella Sassone 

                                                                 

lunedì 15 gennaio 2024

Teatro Trastevere (Rm) - Dal 25 al 28 gennaio 2024 Si cena alle otto scritto e diretto da Francesca Nunzi Con Simona Allodi e Giovanna Cappuccio

 

Due vite, una madre e una figlia che, rispettando un'antica tradizione di famiglia, si incontrano ogni sera alle otto per cenare insieme. Al rintocco di una pendola che scandisce il tempo presente e il tempo passato, in un andare avanti e indietro nel tempo, si svelano le inquietudini di una famiglia, le ossessioni delle due donne e le riflessioni di ogni fatidica eta’. Due personaggi diversi, ma forti a modo loro nell’affrontare le circostanze e nello stesso tempo deboli davanti ad altre. Una approfondita analisi di come le persone possono intercettare il mondo relazionandolo al loro profondo modo di essere, da qui la difficoltà del comprendere gli altri, di comunicare i nostri più semplici stati d’animo che contrastano con l’assoluto desiderio di essere capiti ed amati nonostante tutto.

La ricerca del perdono, dell’assoluzione ai nostri peccati che comunque non sembrano mai così dannosi mentre si compiono, la voglia di rimettere le cose al loro posto. Ma qual e’ poi questo posto dove tutto è in perfetto ordine? Dialoghi serrati, con toni a volte drammatici e a volte ironici e divertenti, porteranno le due donne a chiudere dei vecchi capitoli di quel libro che noi chiamiamo vita! 

NOTE DELL’ AUTRICE Con questo spettacolo desidero far conoscere le mie corde più drammatiche al pubblico che conosce di me solo la parte leggera e brillante. Ciò è dovuto al fatto che in Italia se inizi interpretando un genere difficilmente ti liberano dalle catene in cui quello stesso genere ti intrappola. Ho sempre scritto, anche prima di diventare attrice; ero piccola e scrivevo poesie, tanto che mio papà mi chiamava Minù, come la gattina poetessa degli Aristogatti che tanto amavo! Poi la vita ha fatto in modo che mi facessi conoscere prima come interprete, solo in seconda battuta ho cominciato a pubblicare libri e a rappresentare i miei testi teatrali. In realtà in ogni spettacolo che ho fatto, anche scritto da altri, ho sempre rimaneggiato le mie parti, col permesso dell’autore ovviamente. È più forte di me, vedo l’opera da tutte le angolazioni e mi piace andare a fondo, sempre, sia nel comico che nel drammatico… io definisco questa mia esigenza di particolari “Necessità da 3D”, sì, insomma, mi piace vedere le cose con profondità di immagine, non mi piacciono le rappresentazioni a “bassorilievo” e lavoro per dare una rotondità anche alle stupidaggini che poi non esistono… le stupidaggini fanno l’orlo alla vita che ti imbandiscono! Con il mio SI CENA ALLE OTTO ho dato vita a personaggi realmente esistiti della mia famiglia, romanzati in parte, ma molto aderenti agli originali. 
C’è la storia della mia famiglia, una famiglia complessa, piena di strane personalità, di drammi e di situazioni paradossali tali a volte da diventare comicissime. Una famiglia come tante, perché tutte le famiglie hanno una storia da raccontare e io l’ho raccontata… nel bene e nel male! Le mie protagoniste sono bellissime e diverse ed ho scelto le due attrici alla prima lettura perché ho capito che avevano dentro e fortissimi i loro drammi. Serve un vissuto per provare alcune emozioni, non necessariamente lo stesso vissuto del racconto, (sarebbe una coincidenza incredibile che però talvolta può capitare) ma che ci sia in un’anima che interpreti almeno… una vita delicata e maltrattata, un’esperienza di gioia e di dolore, di odio e di amore, di fine e di speranza, di morte e di rinascita. Tutti questi elementi bastano a rendere credibile ogni storia e le due attrici (Giovanna Cappuccio nel ruolo della evanescente Anna e Simona Allodi nel ruolo della burbera Serenella) solo leggendo, mi hanno fatto percepire i contatti necessari per interpretare queste due anime tormentate! Non nascondo la mia commozione in alcuni passaggi del racconto, commozione condivisa da molto del pubblico che ha visto la commedia, questo mi incoraggia e mi fa pensare che a volte mettersi a nudo ed esporre le proprie fragilità è un atto d’amore… per noi stessi e per chi ha voglia di ascoltare anche il cuore degli altri. 
Cit. Francesca Nunzi 

Teatro Trastevere Il Posto delle Idee Consigliata Prenotazione Via Jacopa de Settesoli 3 feriali ore 21, festivi ore 17,30 Intero 13, Ridotto 10 (prevista tessera associativa) 
Contatti: 065814004-3283546847 info@teatrotrastevere.it 

Ufficio Stampa: Vania Lai vanialai1975@gmail.com

                                                          Giò Di Giorgio