E’ la storia di M, la storia di una donna, nata tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Ed è anche la storia di tante donne e uomini, ragazzi e ragazze… La storia di uno spaccato sociale e umano, filtrato dalle parole di una 'ragazza dagli occhi azzurri' che, attraverso un monologo incalzante, ricerca i pezzi mancanti della vita di M, per ricreare il suo non-posto nel mondo; per ritrovare la sua voce e, con essa, la sua identità. Riportando alla luce la sua storia anche attraverso le testimonianze di coloro che non l’hanno più vista.
Un tempo congelato. Come un orologio senza pile, un loop infinito di un giorno eterno, una foto di famiglia immobile. È da qui che prende vita la storia, scavando nel vissuto personale dell’autrice e interprete, esplorando l'invisibile. Un monologo a più voci, audace. e impertinente, punteggiato dalle testimonianze reali di chi ha vissuto questi eventi, legato ai sogni di una donna mai cresciuta. Seguiamo i ricordi di una bambina che diventa adolescente ma non adulta. I vestiti troppo larghi per nascondere la femminilità, la pelle bianca vietata al sole, le scelte imposte. Legami familiari immobili, prigionieri dei loro rituali, gesti ripetuti, copiati, annullati, dove i coinvolti sono incapaci di rispondere alle esigenze affettive richieste dall'altro. M si ammala lentamente, invisibile agli altri. Insieme alla sua identità, perde contatto con il suo corpo e con la voce. Ma in questo disegno di vita, emergono possibilità. Momenti spartiacque che possono portarla a chiudersi alla vita, troppo pericolosa, o a tentare di uscire a respirare aria nuova. M è sola in scena, ma mai completamente. Nella sua stanza riaffiorano voci, scene e dialoghi. La scena è essenziale: lei e la sua stanza. Un vuoto con una vasca al centro. Luci che spiano come occhi. Fogli, possibili finali di una storia o richieste d’aiuto mai ascoltate. Un dentro e un fuori. Il corpo, non abitato nella sua interezza, sfocato nella percezione, dove il gesto è espressione di un mondo interiore sommerso. E una vocalità che diventa accadimento poetico nella sua espressione più irresistibile.
"Il tuo è un posto dove non posso arrivare" racconta in parallelo le vicende della protagonista, della ragazza dagli occhi azzurri e di tutti i personaggi narrati. Il cuore abita un luogo fisico che diviene un non luogo per tutti gli altri. Un posto dove nessuno riesce ad entrare e dove lei chiude a chiave i suoi desideri e la sua voce. Un'impossibilità di incontro dei sentimenti.
La ricerca di rapporti validi.
PRESS OFFICE: Vania Lai vanialai1975@gmail.com
TEATRO TRASTEVERE
Via Jacopa de’ Settesoli, 3 – Roma
Biglietti:
Intero: 13.00 Ridotto: 10.00 -prevista tessera associativa-
giorni feriali ore 21, festivi ore 17:30
Prenotazioni: 06 5814004 - 328 3546847

