lunedì 16 marzo 2026

PRESENTAZIONE LIBRO: Le pietre del segreto - tra reliquie cristiane e figure esoteriche di Alessio Romano “Il potere nasce sempre dalla fiducia che una comunità decide di riporre in ciò che considera significativo.”

 


La presentazione del libro Le pietre del segreto - tra reliquie cristiane e figure esoteriche si è trasformata in qualcosa di più di un semplice incontro letterario.

È stata una serata in cui cultura, istituzioni e pubblico hanno costruito un vero spazio di discussione sul valore dei simboli, della memoria e delle narrazioni che tengono insieme una comunità. La sala gremita ha seguito con grande partecipazione il dialogo guidato dal moderatore Daniele Serio, che ha condotto l’incontro con ritmo e sensibilità, favorendo un dibattito aperto e dinamico.



L’evento, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e del mondo culturale: Micol Grasselli, consigliera della Regione Lazio, Marco Innocenzi, sindaco della città di Tivoli, Giovanni Loreti Colagrossi, sindaco di San Gregorio da Sassola, Vincenzo Tropiano, assessore della città di Tivoli, e Alessia Croce, consigliera del Comune di Guidonia Montecelio. La loro presenza ha dato alla serata una dimensione pubblica chiara: non una semplice presentazione di libro, ma un momento di riflessione condivisa sul ruolo della cultura nei territori. Ad aprire la serata è stata la proiezione di una breve clip introduttiva che ha immerso il pubblico nell’atmosfera del volume, fatta di storia medievale, mistero e simboli che attraversano i secoli. 



Da lì è iniziato un dialogo che ha toccato temi molto più ampi del contenuto del libro e che ha avuto come protagonista lo stesso autore, Alessio Romano, che ha accompagnato il pubblico all’interno del percorso di ricerca che ha portato alla nascita dell’opera. Il libro nasce infatti da un’indagine sul rapporto tra simbolo, memoria e potere nella storia dell’uomo. L’autore ha spiegato come le reliquie non siano mai state semplicemente oggetti materiali, ma strumenti attraverso cui le comunità hanno costruito identità e fiducia. Nel Medioevo una reliquia poteva cambiare il destino di una città, attirare pellegrini, consolidare poteri e creare senso di appartenenza. Particolarmente significativo è stato anche il riferimento alla giovane Rachele Romano, figlia dell’autore, che ha scritto l’introduzione del libro.



Un passaggio che ha colpito molti dei presenti perché ha mostrato come la trasmissione della cultura e della memoria non sia soltanto un esercizio accademico, ma un dialogo tra generazioni. Nel corso degli interventi istituzionali è emerso con forza il valore della cultura come spazio di aggregazione civile. Micol Grasselli ha ricordato come politica e cultura condividano la stessa missione: costruire legami tra le persone e custodire le radici che rendono solida una comunità. La cultura, ha sottolineato, rappresenta il ponte che collega il passato al futuro e permette ai territori di riconoscersi in una memoria comune.

Il sindaco di Tivoli Marco Innocenzi ha invece evidenziato il valore della cultura come spazio di aggregazione civile, ricordando come momenti come questo dimostrino quanto la cultura possa diventare occasione concreta di incontro tra cittadini, istituzioni e territorio.



Un passaggio particolarmente significativo è stato quello del sindaco di San Gregorio da Sassola, Giovanni Loreti Colagrossi, che ha ricordato con orgoglio come il suo comune custodisca oltre trenta reliquie, patrimonio spirituale e storico che testimonia la profondità della tradizione religiosa e culturale dell’area tiburtina. L’assessore Vincenzo Tropiano ha offerto una riflessione originale, paragonando il libro a una composizione musicale capace di armonizzare ricerca storica e dimensione simbolica. Ha ricordato come anche l’amministrazione pubblica, pur tra numeri e normative, non possa mai perdere di vista l’elemento centrale: l’uomo e la sua storia. Alessia Croce, consigliera comunale di Guidonia Montecelio, ha invece posto l’accento sul rapporto tra cultura e territorio, sottolineando come la narrazione dei luoghi, delle reliquie e dei misteri storici possa diventare uno strumento potente per valorizzare l’identità locale e creare nuove forme di partecipazione culturale. Il momento più intenso della serata è arrivato con il dibattito condotto dal giornalista Antonio Angeli, che ha aperto una discussione serrata sul significato delle reliquie e sul loro ruolo nella storia. Il confronto si è concentrato in particolare sul mistero del Santo Graal, figura sospesa tra storia e simbolo. La domanda non era tanto se il Graal sia esistito come oggetto, ma perché l’uomo continui a cercarlo.

Il Graal è diventato nel tempo la metafora di una ricerca interiore, della maturità e della responsabilità individuale. Da qui la discussione si è allargata alle figure esoteriche che attraversano il libro. Non come folklore occulto, ma come strumenti attraverso cui le società hanno raccontato i propri limiti e le proprie aspirazioni. I cavalieri del Graal, gli alchimisti e le creature dell’immaginario simbolico europeo non sono semplicemente leggende. Sono modi con cui l’uomo ha cercato di comprendere sé stesso. Proprio una di queste figure, il Golem, ha aperto uno dei passaggi più suggestivi della serata. Nella tradizione ebraica il Golem è una creatura costruita dall’uomo e animata da una parola scritta. Un essere potente ma privo di coscienza autonoma. Un’immagine antica che oggi appare sorprendentemente attuale. Il parallelo con l’intelligenza artificiale è emerso quasi naturalmente. Come il Golem, anche l’intelligenza artificiale nasce da un codice scritto dall’uomo e possiede la capacità di amplificare enormemente le sue possibilità.



La differenza è che oggi questa amplificazione avviene su scala globale.

I sistemi di intelligenza artificiale stanno già trasformando il modo in cui produciamo conoscenza, organizziamo il lavoro e prendiamo decisioni collettive.

Secondo diverse analisi economiche, tecnologie di questo tipo potrebbero generare migliaia di miliardi di valore economico ogni anno e modificare profondamente il mercato del lavoro nei prossimi decenni. Ma il punto emerso nel dibattito non è stato tanto tecnologico quanto simbolico. Le reliquie nel Medioevo non aumentavano la forza materiale di chi le possedeva ma ne aumentavano la fiducia, creavano coesione, identità condivisa, senso di appartenenza. L’intelligenza artificiale, invece, aumenta la capacità operativa degli individui e delle istituzioni. In entrambi i casi però emerge la stessa domanda: chi custodisce il potere che nasce da questi strumenti?

Il confronto ha mostrato come ogni epoca costruisca i propri simboli e le proprie tecnologie, ma debba anche decidere quali valori conservare mentre li costruisce.

Le reliquie hanno insegnato che le comunità si tengono insieme attraverso simboli condivisi, le tecnologie contemporanee mostrano che la stessa logica continua a esistere, anche quando i simboli diventano invisibili e si trasformano in infrastrutture digitali.

La discussione ha toccato anche un altro punto centrale: nessuno è davvero estraneo ai simboli. Anche in una società sempre più laica continuiamo a vivere immersi in oggetti che assumono valore perché una comunità decide di attribuirglielo. Una bandiera, un inno, uno stemma civico, la maglia di una squadra, una fede al dito. Oggetti semplici che diventano potenti quando si caricano di significato condiviso. Il potere non è nell’oggetto ma nel senso che gli uomini costruiscono attorno a quell’oggetto. È una strada a due corsie, l’uomo attribuisce significato alle cose e quelle stesse cose, una volta cariche di significato, iniziano a orientare la vita dell’uomo. In questo contesto è stato particolarmente significativo anche il momento dedicato alla presentazione degli altri scrittori presenti in sala, un passaggio che ha reso evidente come la scrittura continui a essere uno strumento fondamentale di costruzione della memoria e del pensiero collettivo. Autori, giornalisti e studiosi sono stati ricordati non solo come osservatori della realtà, ma come custodi delle narrazioni attraverso cui una comunità interpreta sé stessa, anticipando il prossimo lavoro dell’autore incentrato sulle confraternite segrete del Medioevo, dedicato proprio al giornalismo. Al termine del dibattito la serata è proseguita in un clima conviviale con cena e musica, trasformando l’incontro culturale in un momento di condivisione tra istituzioni, cittadini e mondo della cultura. Il risultato è stato qualcosa di raro. Una serata in cui passato e futuro si sono incontrati nello stesso discorso, dove reliquie medievali, miti antichi e intelligenza artificiale sono diventati parti dello stesso interrogativo.

Ufficio Stampa Francesco Caruso Litrico

                             Giò Di Giorgio