sabato 7 marzo 2026

Quando una famiglia è "vera"? Al Teatro delle Muse "Figlio di Famiglia", di Geppi Di Stasio, lo spettacolo che smaschera i pregiudizi e sfida i tabù sociali per ribadire il diritto universale ai sentimenti.

 


Dal 5 al 22 marzo 2026 Teatro Delle Muse in via Forlì (Rm)

Cosa rende una famiglia una vera famiglia? Il documento rilasciato dall’ufficio Anagrafe che attesta lo stato di convivenza oppure l'insieme di sentimenti che uniscono e creano legami, spesso indissolubili? Da una parte ci sono le leggi, i cavilli burocratici, e dall’altra c’è il cuore, ma ci sono anche le emozioni e i desideri che stabiliscono le “leggi” della vita, quelle che non hanno bisogno di decreti, ma che viaggiano sull’onda della genuinità. Al Teatro delle Muse di Roma, storico spazio culturale legato alla tradizione legata non solo all'intrattenimento ma anche all'origine del teatro come strumento sociale, dal 5 al 22 marzo 2026, arriva lo spettacolo “Figlio di Famiglia”, quando l’ironia smaschera i pregiudizi e l’amore diventa l’unico e indiscutibile diritto universale. Scritta e diretta da Geppi di Stasio, direttore della Compagnia Stabile, la commedia non ha timore di scherzare col fuoco dei tabù sociali per dare voci a verità spesso ritenute “scomode” e per questo lasciate nell’ombra, oltre le definizioni e le risoluzioni europee ancora non uscite allo scoperto. 


L’autore e regista è fondatore del gruppo Facebook “Etero per i diritti gay”. Da qui l’idea di raccogliere le voci, le sensazioni, le testimonianze, e portarle sul palco al fine di trattare temi complessi - dalle adozioni alle unioni civili - senza la pesantezza del dogma, ma con la velocità della satira. Naturalmente Di Stasio è anche protagonista della commedia con Roberta Sanzò. 


Sul palco insieme a loro anche Patrizia Tapparelli, Giorgia Lepore Martinelli, Antonio Lubrano. “Usiamo l’ironia perché è lo strumento che arriva prima al bersaglio”, dichiara l’autore, “ma il nostro bersaglio non è colpire qualcuno, bensì abbattere il muro dell’indifferenza.” Nell’Italia che arranca nel riconoscimento dei diritti civili, "Figlio di Famiglia" si pone una domanda provocatoria: se il matrimonio è "maternità", e le altre sono "unioni civili", allora l'amore ha bisogno di un dizionario per essere legittimo? Lo spettacolo dà voce a tutte le posizioni e lo fa portando in scena anche lo stesso pubblico in forma anonima. La platea, infatti, è chiamata a riflettere su un punto cardine: un bambino ha bisogno di cure o di etichette? Per rafforzare il messaggio ogni settimana sul palco sarà consegnato un premio: “Figli di un Arcobaleno”, assegnato a tutti coloro che ogni giorno lottano per affermare i diritti del cuore. 
Teatro delle Muse via Forlì 43 Roma - Info 06 4423 3649



Ufficio stampa Federica Rinaudo

Tantissimi gli ospiti in platea: attori registi produttori giornalisti editori: Alex Partexano e signora, Pietro Romano, Gigi Miseferi, Antonello De Pierro, Miss  Emily, Giò Di Giorgio, Marco Ciriaci, Maria Monsè con la figlia,Toni Malco e compagna,,Luciana Frazzetto con Massimo Milazzo,Stefano Pantano, Giovanni Roberti, Michle Simolo e tanti altri.

Foto Giancarlo Fiori

























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giovedì 5 marzo 2026

EVENTO SPECIALE, esclusivamente 17/18 marzo ore 21 Errore 404. Ripeti per favore. Di: Alessandra Silipo Regia di: Alessandra Silipo, Susanna Lauletta. Con: Giulia De Luca, Susanna Lauletta, Alessio Sapienza, Alessandra Silipo e con la partecipazione di Antonio Starrantino.

 


Comandi vocali gridati nel vuoto seminano il caos nella galassia. Tra glitch sintattici, bug grammaticali, emoji solitarie e vocali strascicate, tre assistenti vocali avanzano verso il loro ultimo aggiornamento alla ricerca di un baluardo di logica, prima che il senso delle parole scompaia per sempre. Ultimo logo vocale: 27.03.2193. L’umanità ha dimenticato come si parla. E nessuno ha aggiornato il firmware. Che la comprensione sia con voi.

 

Una commedia tech-filosofica futuristica che alterna tensione visiva, ironia e suggestioni da space opera contemporanea. Una riflessione lucida e comica sulla disumanizzazione, l’obsolescenza del linguaggio, l’illusione del controllo tecnologico per raccontare la paura di essere sostituiti e l’ansia di essere necessari. La solitudine mascherata da efficienza.

Una battaglia ipergalattica contro il collasso del linguaggio dove anche gli aggiornamenti più assurdi risultano inefficaci. Tre assistenti vocali, eroine improbabili, nate per rispondere, si trovano incapaci di comprendere la domanda, diventando specchio della fragilità umana. Su tutto aleggia il Sistema. È il creatore-programmatore, autorità inappellabile che osserva, gestisce, risolve – o forse no. È l'uomo stesso.

 


La regia intreccia tensione e rottura, trauma e comicità portando il pubblico, spettatore e “utente” a riconoscersi nei comandi senza senso, nei bisogni travestiti da funzioni, nel vuoto che cerca una risposta. Con un ritmo sincopato, fatto di improvvise accelerazioni, silenzi, sospensioni, dialoghi serrati, interferenze sonore e atmosfere rarefatte, si mette in scena la crisi esistenziale digitale.

 

Errore 404 non è solo un guasto tecnico, è la condizione dell'uomo moderno.

Un errore sistemico che rivela il nostro bisogno inascoltato di contatto autentico e invita alla domanda: cosa ci rende effettivamente esseri umani?

 

Curiosità: scene e costumi

La scenografia minimalista evoca una zona di interferenza, spazio astratto di transizione, a metà tra il cuore di un server e una navicella spaziale, dove le azioni riflettono con amara ironia il collasso di senso e la lotta per l'efficienza.

I costumi, uniformi di un futuro prossimo, così come gli elementi scenici creano un contrasto netto tra minimalismo quotidiano e monumentalità futuristica. Un’estetica high-tech che trasforma il corpo in interfaccia: non semplici personaggi, ma dispositivi viventi, identità algoritmiche, entità ibride tra umano e macchina.

 

PRESS OFFICE Vania Lai vanialai1975@gmail.com

 

TEATRO TRASTEVERE

Via Jacopa de’ Settesoli, 3 – Roma

 

Biglietti: 13.00

-prevista tessera associativa-

 

Tutte le sere ore 21

Prenotazioni: 06 5814004 - 328 3546847

info@teatrotrastevere.it

https://www.teatrotrastevere.it/

martedì 3 marzo 2026

ROTTA di Giuseppe Lo Schiavo a cura di Serena Tabacchi Il Mediterraneo come confine liquido della coscienza. Al Palazzo Vecchio di Firenze, fino al 29 marzo arte, rito e responsabilità

 


Fino al 29 marzo, la Sala d'Arme del Palazzo Vecchio di Firenze ospita Rotta di Giuseppe Lo Schiavo, a cura di Serena Tabacchi, un progetto inedito e site specific che intreccia linguaggio contemporaneo e spazio storico, rito e tecnologia, denuncia e poesia, chiedendo al visitatore non solo di osservare, ma di prendere posizione. Un evento performativo, oltre la mostra, che trasforma lo spazio in un dispositivo immersivo dove immagine, suono e scultura costruiscono un attraversamento totale.



Al centro della narrazione il Mediterraneo, mare di civiltà e di scambi, ma anche confine liquido e teatro di assenze, luogo in cui la storia si intreccia con la cronaca e dove la memoria collettiva si misura ogni giorno con la perdita.

Secondo il Missing Migrants Project dellOrganizzazione Internazionale per le Migrazioni, solo dal 1 gennaio al 10 febbraio 2026 abbiamo assistito già a 524 morti e dispersi: un dato inevitabilmente incompleto, perché il mare trattiene ciò che la statistica non riesce a restituire. Rotta, progetto site-specific capace di trasformare uno degli spazi più simbolici della città in un luogo di ascolto, sospensione e responsabilità condivisa, nasce da una delle ferite più silenziose del nostro tempo: imbarcazioni dirette verso lItalia che svaniscono tra le onde, talvolta ritrovate alla deriva con lautopilota inserito, vuote. Scafi che continuano a muoversi mentre la vita che li abitava è già stata inghiottita.

Lopera nata e creata dal visual artist e researcher Giuseppe Lo Schiavo è filmata in presa diretta con sette camere e registrata con trentadue microfoni. Il 10 dicembre 2025, a otto miglia dalla costa – distanza simbolica in cui si compie lazione centrale – la Banda di Pizzo Calabro, diretta dal maestro Alessandro Maglia, ha eseguito in mare aperto due requiem e due brani contemporanei. Due di questi sono stati composti insieme allartista da Marco Guazzone ed eseguiti sulle imbarcazioni accanto alla banda. La musica struttura lazione e la trasforma in una cerimonia laica, un rito collettivo sospeso tra commemorazione e tensione.


Nella Sala dArme linstallazione dialoga con elementi scultorei e sonori che amplificano la dimensione immersiva del progetto. Delfini in bronzo a grandezza naturale, ispirati alle apparizioni reali avvenute durante le riprese accanto alle imbarcazioni, diventano presenze simboliche di guida e orientamento. La pietra rinascimentale accoglie un paesaggio acustico che avvolge lo spettatore, trasformando larchitettura in cassa armonica contemporanea.



È al culmine del viaggio che lopera compie il gesto più radicale. Lartista affida al mare una scultura antica. Un gesso liberato, consegnato deliberatamente alle onde, esposto allo sguardo pubblico nel momento stesso in cui viene sottratto alla tutela e alla permanenza. Il gesto assume la forma di un sacrificio e segna una frattura: la partitura si incrina, il suono si fa elettronico, teso, dissonante. Larmonia si interrompe. Lopera si chiude con una breve composizione musicale di Rakans, produttore musicale oggi in Germania, scritta a partire dalla propria esperienza di attraversamento del Mediterraneo in barca verso lEuropa, da rifugiato. Unultima traccia sonora che non è commento ma testimonianza, non accompagnamento ma memoria incarnata.

È qui che Rotta si fa chiamata a raccolta. Perché ci scandalizza vedere una scultura antica affidata al mare? Perché percepiamo come irreparabile la perdita di un oggetto, di un frammento di patrimonio? E perché, troppo spesso, ci abituiamo con minore indignazione al fatto che a essere affidata al mare, gettata in mare, persa per sempre, sia la vita di una persona? Il gesto di Giuseppe Lo Schiavo non è distruzione ma rivelazione: mette in tensione il rapporto tra arte e vita, tra memoria e responsabilità, tra patrimonio e umanità. Espone il pubblico a un dubbio etico che non può essere delegato e lo coinvolge in prima persona.

La rotta non è soltanto quella delle imbarcazioni: è la nostra, come comunità.

"Con l'installazione Rotta la Sala d'Arme di Palazzo Vecchio accoglie linguaggi della contemporaneità per riflettere sulle urgenze del nostro tempo" ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. "Il lavoro di Giuseppe Lo Schiavo non si limita all'impatto visivo e tecnologico, ma interroga direttamente la nostra coscienza di cittadini e di comunità. Ospitare questo progetto significa per Firenze riaffermare il ruolo dell'arte come strumento di impegno civile: attraverso il gesto simbolico del sacrificio dell'opera in mare, l'artista ci spinge a confrontarci con il valore che attribuiamo al patrimonio rispetto a quello, infinitamente superiore, della vita umana. È un invito alla responsabilità condivisa che siamo orgogliosi di promuovere all'interno della casa dei fiorentini” dichiara lAssessore alla Cultura di Firenze, Giovanni Bettarini.



Giuseppe Lo Schiavo, in arte GLOS, è visual artist e researcher attivo tra Milano e Londra. La sua ricerca si muove allintersezione tra tecnologia, scienze e storia dellarte attraverso il concetto di Synthetic Photography, sviluppato a partire dal 2022 dopo la collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento su progetti di biologia sintetica. Il suo lavoro indaga temi come evolutionary biology, transhumanism ed ecocentrism, attraverso installazioni immersive, proiezioni 3D e ambienti audiovisivi complessi. Tra i principali riconoscimenti figurano lEuropean BioArt Challenge 2021, il Premio Cairo 2024 e la selezione su Domus nel 2023. Le sue opere sono state presentate in musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private in ambito nazionale e internazionale.

Rotta è promossa dai Musei Civici Fiorentini con il Patrocinio del Comune di Firenze e con la collaborazione della Fondazione MUS.E

Ufficio stampa HF4  www.hf4.it
Marta Volterra, Head Press Office marta.volterra@hf4.it
Valentina Pettinelli, valentina.pettinelli@hf4.it 347.449.91.74
Alessia Malorgio
alessia.malorgio@hf4.it +39 335 696 1998

 

lunedì 23 febbraio 2026

Presentato con successo “La vita segreta dei Papaveri” di Giorgia Rumiz in collaborazione con Stefano Scaramuzzino



Si è svolta con grande successo presso la Sala Cinema ANICA di Roma, alla presenza di un folto pubblico di ospiti, la presentazione di “La vita segreta dei Papaveri”, cortometraggio di Giorgia Rumiz, in collaborazione con Stefano Scaramuzzino, regia di Stefano Scaramuzzino, Dop - Matteo De Angelis.  

Produzione: Step Media Entertainment, circa diciotto minuti genere: dramedy intimista / romance / coming-of-age.

 


Includono nel cast Giorgia Rumiz, Martina Valentini Marinaz, Claudio Scaramuzzino e l’amichevole partecipazione di Massimiliano Buzzanca e con Lorenzo Varano, Marco Piervincenzi, Simone Luciani, Camilla Pesa, Stefano Coccia, Daniela Esposito, Michela Aloisi, Pietro Venanzangeli.

 


Leonora vive da settimane chiusa nella sua stanza, distrutta dalla fine improvvisa della relazione che credeva definitiva. Accanto a lei c’è Giordano - sarcastico, affettuoso, tagliente - una presenza mentale che rappresenta la sua parte più fragile e più forte. Una sera Giordano la spinge a uscire, e in un bar Leonora incontra Bianca, una donna affascinante e intelligente. Le due si riconoscono emotivamente. Quella notte finiscono a casa di Leonora, e l’intimità si trasforma in cura. All’alba Leonora torna a dipingere Bianca. Giordano svanisce, lasciandole un papavero rosso sul comodino: segno di guarigione.

 


Note di Regia

«Questo film nasce dal bisogno di raccontare la sospensione emotiva dopo un amore che crolla. Leonora incontra Bianca nel momento più buio, ed è allora che appare la luce. Giordano è la voce interiore che ci accompagna. La regia cerca il respiro delle cose piccole: un pennello che scivola, un sorriso dopo una notte. Il papavero finale è un gesto minuscolo che dice: siamo vivi.»

 


Accompagnano “La vita segreta dei Papaveri” le musiche di Michele Mele, le scenografie di Salvatore Fucilla, il trucco di Federica Scalera, i costumi di Marthia Saracino.

Operatore: Marco Benedetti, Assistente operatore: Martin Foglia, Segretaria d’edizione: Alessia Parlato, Fonico: Elio Carosone, Foto di set: Pietro Venanzangeli (ig: Pietro Vart), Si ringrazia per le riprese nel Pub Lorenzo Varano e l’Orfea’s Village.

Distribuzione: Massimo Ivan Falsetta-Mifilm.

 


Oltre all’intero cast, hanno preso parte alla proiezione la giornalista Maria Antonietta Spadorcia, Vice Direttore del Tg2 RAI, che ha moderato il tutto con grande partecipazione e professionalità, l’attore Pietro Romano, la giornalista Vanessa Seffer, Alessandro D’Agostini - Movimento Poeti D’Azione, il regista Gaetano Russo, il musicista Marco Vannozzi, bassista di Antonello Venditti, che in questi giorni assieme a Stefano Scaramuzzino e Michele Mele stanno realizzando il progetto discografico "RUST". A sostenere la debuttante ed emozionata Rumiz anche un folto numero di “amici d’infanzia” che hanno reso la serata ancora più frizzante e coinvolgente.

 


Un ringraziamento speciale a Fabrizio Foti e Rossella Mercurio, responsabili della sala Anica.

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Ufficio Stampa

Francesco Caruso Litrico

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