martedì 25 agosto 2026

Praemium Imperiale 2026 L’8 settembre a Roma, in contemporanea con Tokyo, Berlino, Londra, New York e Parigi, l’annuncio dei vincitori della 37esima edizione

 


Torna il premio internazionale della Japan Art Association che celebra l’arte come strumento di pace, dialogo e incontro tra i popoli

Ad accompagnare l’annuncio, un percorso fotografico attraverso i volti degli italiani premiati da Fellini a Sophia Loren, da Renzo Piano al Maestro Abbado

Ci sono Federico Fellini e Akira Kurosawa, Leonard Bernstein e Claudio Abbado, Willem de Kooning e David Hockney. Ci sono Louise Bourgeois, Marina Abramović, Kenzo Tange, Frank Gehry e Zaha Hadid. Artisti lontani per provenienza, formazione e linguaggio, ma uniti dalla capacità di attraversare il proprio tempo e trasformare il modo in cui guardiamo, ascoltiamo e interpretiamo il mondo. È attraverso i loro nomi che si può ripercorrere la storia del Praemium Imperiale, uno dei più prestigiosi riconoscimenti artistici internazionali, che il prossimo 8 settembre svelerà a Roma, in contemporanea con Tokyo, Berlino, Londra, New York e Parigi, i vincitori della sua trentasettesima edizione, insieme al destinatario della Borsa di Studio del Praemium Imperiale 2026 per Giovani Artisti.



Cinque nuove personalità, scelte nei campi della pittura, della scultura, dell’architettura, della musica e del teatro/cinema, entreranno a far parte di un albo che dal 1989 compone una straordinaria geografia della cultura mondiale. Non soltanto una successione di grandi maestri, ma il racconto di quasi quarant’anni di trasformazioni artistiche, sociali e culturali, osservate attraverso le opere e le visioni di chi ha saputo lasciare un segno profondo nella comunità internazionale.

La storia del premio comincia in Giappone. Il Praemium Imperiale viene istituito nel 1988, in occasione del centenario della Japan Art Association, la più antica fondazione culturale del Paese, nata nel 1887, e viene assegnato per la prima volta l’anno successivo. Ma alle sue origini c’è soprattutto una convinzione: quella del principe Nobuhito Takamatsu, fratello minore dell’imperatore Hirohito e per 58 anni Patrono onorario dell’Associazione, secondo il quale il Giappone avrebbe dovuto contribuire alla costruzione della pace nel mondo attraverso le arti.



È in questa visione che risiede ancora oggi il significato più profondo del Praemium Imperiale. L’arte come spazio nel quale le differenze possono incontrarsi; come lingua capace di superare i confini geografici, politici e culturali; come strumento di conoscenza reciproca e di dialogo tra i popoli. Un linguaggio universale che non cancella le identità, ma le mette in relazione.

Per questo il Premium Imperiale non riconosce soltanto l’eccellenza di un percorso artistico. I vincitori vengono scelti per i risultati raggiunti, per l’influenza esercitata sulla cultura internazionale e per il contributo offerto, attraverso la propria attività, alla comunità mondiale. A essere premiata è dunque anche la capacità dell’arte di uscire dai propri confini, incidere sulla società e generare nuovi significati condivisi.



Assegnato in cinque discipline fondamentali della creazione – pittura, scultura, architettura, musica e teatro/cinema – il Praemium Imperiale rappresenta per le arti un riconoscimento internazionale paragonabile a quello dei Premi Nobel, riconoscendo il valore della ricerca artistica e il ruolo che essa svolge nel comprendere il presente e immaginare il futuro.

Il suo albo restituisce la misura di questa storia. Per la pittura sono stati premiati, tra gli altri, Willem de Kooning e David Hockney, Antoni Tàpies, Jasper Johns, Cy Twombly, Gerhard Richter, Robert Rauschenberg, Anselm Kiefer, Yayoi Kusama, Cindy Sherman e Peter Doig. Per la scultura Richard Serra, Christo e Jeanne-Claude, Louise Bourgeois, Niki de Saint Phalle, Anish Kapoor, Ai Weiwei, Olafur Eliasson e Marina Abramović. E ancora, per l’architettura, Frank Gehry, Tadao Ando, Jean Nouvel, Norman Foster, Rem Koolhaas, Oscar Niemeyer, Zaha Hadid, Shigeru Ban e Eduardo Souto de Moura. Nella musica, Pierre Boulez, Leonard Bernstein, Martha Argerich, Daniel Barenboim, Philip Glass, Plácido Domingo e András Schiff. Nel teatro e nel cinema, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa, Pina Bausch, Arthur Miller, Jean-Luc Godard, Ken Loach, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Ang Lee e Anne Teresa De Keersmaeker.

Diciassette gli italiani entrati, dal 1989 al 2025, in questa storia internazionale: Umberto Mastroianni, Federico Fellini, Arnaldo Pomodoro, Gae Aulenti, Renzo Piano, Luciano Berio, Giuliano Vangi, Mario Merz, Claudio Abbado, Enrico Castellani, Maurizio Pollini, Sophia Loren, Cecco Bonanotte, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Riccardo Muti e Giulio Paolini.

Accanto ai maestri già capaci di incidere sulla storia, il Praemium Imperiale guarda anche a chi quella storia dovrà ancora scriverla. Dal 1997, la Borsa di Studio per Giovani Artisti sostiene gruppi e istituzioni impegnati nella formazione e nella crescita delle nuove generazioni. Un passaggio di testimone ideale che mette in relazione memoria e futuro, riconoscimento e possibilità, patrimonio acquisito e nuovi linguaggi ancora da scoprire.

I vincitori del Praemium Imperiale 2026 e il destinatario della Borsa di Studio per Giovani Artisti saranno annunciati martedì 8 settembre, alle ore 11.00, all’Hotel Excelsior di Roma (evento riservato su invito).

Ad accompagnare l’evento sarà una mostra fotografica che attraverso i loro volti ripercorrerà i personaggi italiani premiati che hanno contribuito a dare spessore e autorevolezza internazionale al riconoscimento. Un racconto per immagini nel quale la storia del Praemium Imperiale si intreccia con quella dell’arte e della cultura contemporanea.

Info e dettagli: www.praemiumimperiale.org/en/

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lunedì 17 agosto 2026

"Per sempre da favola" matrimonio evento della stilista Francesca Anastasi e il suo Principe azzurro

 


Il 1 Agosto matrimonio in stile cenerentola, fra eleganza e magia la stilista Francesca Anastasi si è sposata con il suo principe azzurro, l'ufficiale della guardia di finanza e pilota, che aspettato all'altare la sua amata in alta uniforme, nonostante i 40 gradi di questa estate caldissima.  



La grande commozione aleggiava negli occhi di entrambi gli sposi, i testimoni sono stati scelti tra i loro amici più cari la giornalista RAI Josephine Alessio con il marito il noto imprenditore Giovanni Cugliari , ed i coniugi Cristiano Tommasini  e Valentina Visini ,  imprenditori liguri dell'agenzia immobiliare  Gabetti e Sant'Andrea Luxury. 



A fine della cerimonia religiosa all'uscita della cattedrale di Santa Maria Goretti di Nettuno ad aspettare gli sposi c'era il picchetto d'onore di tutti i colleghi dello sposo che hanno omaggiato la nuova coppia, la favola è poi proseguita nella splendida location sempre in zona dello splendido castello a picco sul mare  dove hanno fatto le promesse al tramonto con il  rito della sabbia per simboleggiare un amore indissolubile, miscelando le sabbie di diversi colori che non potranno mai più sciogliersi.



In serata aperitivo all'aperto con cena servita, nel centrotavola fiori bianchi e azzurri ed ognuno di questi nominato come nella favola : " fata turchina , carrozza magica, scarpetta di cristallo e così per tutti gli altri che ospitavano i 150 ospiti venuti per rendere unica questa grande festa dell'amore , 



ma il momento speciale e quando gli sposi fanno il taglio della torta con la sciabola , un ricordo caro del padre di lui Generale di corpo d'armata e l'orologio del papà di lei poliziotto. Venuti a mancare anni prima ma li hanno portati nel cuore e nella festa alzano gli occhi al cielo e  dopo poco  il cielo si colora di fuochi d'artificio, dedicati a tutti i presenti e a  chi crede nell'amore perché i sogni diventano realtà.



A volte fanno un giro immenso per poi tornare non a caso Francesca e il neo sposo si conoscevano da 20 anni, Quando si dice che esiste un filo rosso che unisce due persone ed il primo agosto il loro "si" e vivranno felici e contenti.

martedì 11 agosto 2026

Wardal: da Hollywood al Brasile la sua fama dilaga in tutto il continente americano verso i vertici del cinema.

 


Hollywood. Non è mai successo, nella storia del cinema, che due film costruiti semplicemente su una composizione poetica di due eroi (Garibaldi e Rizal) diventino la notizia numero uno in tutto il continente americano. Lo straripante successo è principalmente dovuto alla assoluta maestria interpretativa e personalissima di Wardal, (USA Excellence for a film monologue), protagonista dei due film. 



Wardal è la spettacolare star internazionale (conte Federico Wardal) la cui fama abbraccia da varie decadi praticamente in tutti i continenti, ma che ora è diretta a collocarsi al top dell’universo cinematografico. Wardal è un personaggio che ha ispirato Billy Wilder, Alfred Hitchcock, Federico Fellini, ma oggi è ambitissimo dai registi più originali ed in vista. Wardal, però, è estremamente selettivo e fa solo film, di grande impatto emotivo che possano essere utili all’umanità. Molti film in uscita sono su Wardal, personaggio fuori classe che continua ad ispirare il cinema. I due film relativi a Garibaldi e Rizal sono: “Anita“ su Anita Garibaldi curato da Francesco Garibaldi Hibbert, musiche di Andrea Ceccomori che il 19 agosto sarà tra gli eventi più attesi al Gramado International Film Festival, condotto da Lady Rosa Helena Volk, presidente del GramadoturIl Gramado IFF il più importante evento cinematografico di tutto il Latin America e Brasile. L’altro film è sull’eroe delle Filippine Josè Rizal, addirittura firmato da uno dei più considerati registi cinematografici di Hollywood, il giovane Jason Zavaleta.

Wardal con Adriana Russo


 Il film “Kamusta Kayo Dr. Rizal?“ è tra i pochi colossi cinematografici in finale in uno dei maggiori festival di LA-Hollywood il LA Tribune International Film Festival, presieduto da Emily Letran e parte dell’impero editoriale che fa capo al giornale LA Tribune.



 Entrambi i due film sono premiati con i più alti riconoscimenti.Cinematograficamente Wardal occupa anche un posto di rilievo nella televisione americana con il suo programma settimanale “Count Wardal TV Show“ SF CH 29. La sua immagine ed il suo look sono affidati, dallo scorso anno, al famoso fashion designer Antonio Zaru che ha vestito Sandra Milo, musa di Fellini. Grandi attesissime novità cinematografiche sono “Start on Market“ di Jason Zavaleta con Wardal affiancato da una giovane star hollywoodiana e “Narcisse Fluid“ di Jennifer Glee con un cast di numerose stars internazionali.



 Un’ultima novità: dopo aver ricevuto oltre 150 premi è pronto ad uscire nuovamente nelle sale cinematografiche, completamente rimasterizzato: “Fellini and Federico…a film of no return“ con Wardal, regia di Jennifer Glee. Wardal recentemente ha trionfato a Roma con la performance: “Dante, Pasolini, Dario Bellezza, Wardal, infernali tutti“ presso la prestigiosa Galleria Internazionale Area Contesa ArteDesign in via Margutta 90, di Tina e Teresa Zurlo, madrina Adriana Russo, padrini Francesco Garibaldi Hibbert ed Adriano Aragozzini

 

https://www.ilmessaggero.it/roma/eventi/wardal_amato_da_fellini_da_hollywood-9232025.html?refresh_ce

Ufficio Stampa Francesco Caruso Litrico


                                                      Giò Di Giorgio






 

Presentato il Drappellone nel Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico È dedicato alla Madonna dell'Assunta e intitolato ai cinquecento anni dalla battaglia di Camollia Palio del 16 agosto, svelata l'opera di Teodora Axente

 


E' stato presentato ieri pomeriggio, lunedì 10 agosto, nel Cortile del Podestà, il Drappellone del Palio del 16 agosto 2026, dedicato alla Madonna dell'Assunta e intitolato ai cinquecento anni dalla battaglia di Camollia, realizzato da Teodora Axente. Dopo lo squillo delle chiarine di Palazzo e l'introduzione del Sindaco di Siena Nicoletta Fabio, la presentazione dell'opera che andrà ad arricchire il museo della Contrada vincitrice della Carriera del 16 agosto.

 


L'opera. Nel Drappellone di Teodora Axente domina la figura della Vergine, posta al vertice della composizione a protezione della Rosa d'Oro, il prezioso dono che Papa Pio II offrì alla città di Siena. Costruita secondo un impianto piramidale che richiama la grande tradizione della pittura senese, la Madonna si distingue per la dolcezza del volto e la forza espressiva dello sguardo, in un dialogo ideale con i capolavori di Simone Martini. Il grande manto azzurro si apre a protezione della città e dei suoi cittadini, mentre ai suoi piedi due cherubini, le cui figure si fondono con quelle dei pesci secondo il linguaggio metamorfico tipico dell'artista, sorreggono gli stemmi di Siena. Il pesce, antico simbolo cristiano, diventa così anche metafora della comunità senese, che nel Palio trova il momento più alto della propria identità collettiva. 



L'opera è attraversata da un intenso gioco di luci e ombre, ispirato alla lezione caravaggesca, che fa emergere le figure dal buio conferendo alla scena una forte dimensione teatrale. Sullo sfondo si addensano nubi tempestose che evocano la battaglia di Camollia del 1526, tema storico cui è intitolato il Palio, mentre la luce irradiata dalla Vergine trasforma il cielo in un simbolo di speranza e rinascita. Al centro della composizione si staglia il profilo monumentale di Siena, con il Palazzo Pubblico, la Torre del Mangia e il Duomo riuniti in un'unica silhouette. La luce della Madonna illumina anche Piazza del Campo, dove le diciassette Contrade sono raffigurate come figure solenni, ciascuna accompagnata dal proprio stemma storico. La loro disposizione richiama i bassorilievi della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia e, più in generale, la struttura dei grandi polittici senesi del Trecento e del Quattrocento, nei quali ogni figura contribuisce all'armonia dell'insieme. Attraverso una pittura ricca di richiami simbolici, preziosi dettagli e raffinati riferimenti alla tradizione artistica locale, Teodora Axente offre un omaggio a Siena, alla sua storia e al patrimonio spirituale e culturale che il Palio continua a custodire e rinnovare.

 


"A partire da stasera – ha dichiarato Nicoletta Fabio, Sindaco di Siena – Siena si veste dei colori delle sue Contrade e assume una dimensione sospesa, capace di unire il sacro e il terreno, la spiritualità e la passione popolare, la materia e il sogno. È l'abito della nostra identità, della nostra storia, dell'appartenenza alle Contrade e a Siena. Questa eleganza, questo intreccio di bellezza, memoria e sentimento che da secoli compone l'anima della nostra città, lo ritroviamo nel Drappellone dipinto da Teodora Axente. Nella sua opera la metamorfosi diventa il cuore stesso del racconto del Palio. L'artista interpreta la Festa come un momento di trasformazione collettiva, nel quale l'eleganza e la dimensione onirica si intrecciano in un dialogo senza tempo. E questa trasformazione noi senesi la conosciamo bene. Nei giorni del Palio tutto cambia: le strade, i palazzi, le piazze, i suoni, i gesti quotidiani, il modo di attraversare la città, di guardarla e di sentirla. Ogni luogo assume un significato diverso, ogni dettaglio diventa parte di un rito antico e sempre vivo. Siena indossa una veste nuova, così come la indossano i suoi abitanti, chiamati a entrare pienamente nei propri ruoli, nei propri simboli e nella propria appartenenza. Ogni persona diventa parte della Festa. L'opera che oggi presentiamo contiene anche un'altra metamorfosi: quella attraverso la quale la storia diventa memoria viva e continua a parlare al presente. Cinquecento anni fa, il 25 luglio 1526, Siena scrisse una delle pagine più significative della propria storia. La battaglia di Camollia non rappresentò soltanto una vittoria militare: fu il momento nel quale un'intera comunità dimostrò di sapersi riconoscere nella difesa della propria libertà, della propria autonomia e della propria identità. In quella prova la città trovò una nuova consapevolezza di sé. Un popolo attraversato da divisioni e contrasti seppe ritrovarsi unito davanti a qualcosa di più grande: la difesa del bene comune".

 


"Il Drappellone – ha spiegato Riccardo Freddo, curatore d'arte, che ha presentato il dipinto - non è semplicemente un'opera d'arte: è un simbolo, un testimone della storia di Siena, della sua fede, della sua identità e del suo popolo. Teodora Axente è stata chiamata a confrontarsi con secoli di tradizione. È una responsabilità immensa, ma anche un privilegio raro. Teodora appartiene alla celebre Scuola di Cluj, uno dei movimenti artistici più influenti del XXI secolo. Una scuola che ha dato al mondo artisti come Adrian Ghenie e Victor Man, protagonisti delle maggiori collezioni internazionali e di grandi investimenti. Teodora si distingue come una delle poche donne della sua generazione ad aver raggiunto un simile riconoscimento, con un linguaggio artistico personale che fonde la pittura antica con una sensibilità contemporanea. È una surrealista che dialoga con il passato, facendo eco a figure come Frida Kahlo e Leonora Carrington. 



Negli ultimi anni Siena è diventata parte integrante del percorso artistico di Teodora. Prima la grande mostra al Santa Maria della Scala, poi la rosa d'oro e infine quella a Palazzo Pubblico, accanto all'Allegoria del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti. Questo Drappellone non è un'opera isolata. È il naturale compimento di un dialogo che l'artista ha costruito con la città, con la sua storia e con la sua pittura. Siena non è stata soltanto il luogo che ha ospitato Teodora, è diventata parte della sua pratica artistica. Per comprendere il Drappellone con la Madonna dell'Assunta dipinto da Teodora dobbiamo tornare indietro nel tempo. Dobbiamo tornare a una bambina in un piccolo villaggio della Romania, Şura Mare. Teodora è cresciuta con i nonni, che ogni domenica la portavano in chiesa. Lei racconta che durante la Messa osservava le figure alte e solenni dei santi dipinti nello stile bizantino. Erano avvolte dal fumo delle candele, che le rendeva ancora più misteriose. Quella visione non l'ha mai abbandonata. A dieci anni dipinse su vetro una Madonna con il Bambino. Sua nonna la donò alla chiesa del paese e il sacerdote la collocò sull'altare. Teodora ricorda sempre con emozione che ogni domenica, durante la Messa, vedeva il suo dipinto sull'altare, e che quella è stata sicuramente la sua prima vera mostra. Forse è proprio da quel momento che nasce il rapporto quasi spirituale che oggi la lega all'immagine della Madonna. E non è un caso che anche il cuore di questo Drappellone sia proprio lei".

 


 

"Vorrei ringraziare il Sindaco di Siena, Michela Eremita e Riccardo Freddo per la fiducia, il sostegno e per avermi accompagnata in questo percorso – ha aggiunto Teodora Axente, pittrice del Palio del 16 Agosto 2026 –, ma soprattutto voglio ringraziare Siena. In questi mesi ho avuto la possibilità di conoscere più profondamente la sua storia, la sua arte e la sua spiritualità. Ho sentito una vicinanza particolare con la tradizione senese e con quella dimensione sacra che appartiene anche alle mie radici. Grazie Siena, per avermi accolto e per avermi permesso di diventare, anche solo per un momento, parte della tua storia".

 

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martedì 28 luglio 2026

Dalle rovine antiche alle icone pop: a Pompei dal 27 luglio Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology a cura di Cesare Biasini Selvaggi Dal 27 luglio al 30 novembre

 


 Al Parco Archeologico di Pompei, una mostra diffusa di astici di Philip Colbert, in una rilettura della storia dell’arte firmata dall’artista britannico “erede” di Andy Warhol

Un'opera a Longola, il sito incendiato poche settimane fa



Dalle rovine dell'antichità alle icone della cultura pop, passando per un messaggio di rinascita per il territorio. Dal 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei prende il via Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology, la più grande installazione artistica mai realizzata dall'artista britannico, considerato dalla critica l'erede di Andy Warhol. Oltre trenta sculture monumentali del suo iconico alter ego, The Lobster, popoleranno Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio dopo il grave incendio doloso che ha colpito l'area poche settimane fa.



Pop Mythology, organizzata dal Il Cigno Arte nel il Parco Archeologico di Pompei,rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia, della storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni site-specific su larga scala, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong, Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.

 


«Pompei è, per me, la città dell’antichità per eccellenza» spiegaPhilip Colbert «un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente».

 

Ispirata all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo archeologico di Napoli, la mostra che include molte sculture mai esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che riecheggia la storia stessa di Pompei fatta di distruzione, conservazione e memoria collettiva.



Mentre i visitatori attraversano il sito, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del Parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appariranno tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici del futuro”, tra cui guerrieri-astice robotici, si presenterà come rovina speculativa proveniente da un futuro immaginario.

 

Oltre a Pompei, dal 28 luglio le opere saranno esposte negli altri siti gestiti dal Parco archeologico: Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico.

«L'allestimento di un'opera a Longola assume un significato particolare», sottolinea il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. «Dopo l'incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L'arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l'attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un'occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Longola nel Comune di Poggiomarino".




Fondendo mitologia classica e immaginario futuristico, Pop Mythology presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e sorprendente.

 

«Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una satira spietata– concludeil curatore Cesare Biasini Selvaggi –. È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura.Ma c’è un filo di resistenza civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. 



A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze».

Contatti stampa:

philipcolbert@freuds.com | Emily Wigham e Malaika Gangooly

 

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Giò Di Giorgio


venerdì 24 luglio 2026

Lysa Noir pubblica "BlahBlah": il singolo che racconta la forza di ricominciare

 


È disponibile su tutte le piattaforme digitali "BlahBlah", il nuovo singolo di Lysa Noir realizzato in collaborazione con il producer Nekø Michelin. Un brano che va oltre la dimensione musicale per trasformarsi in un manifesto di rinascita, dedicato a chi sceglie di lasciarsi alle spalle giudizi, illusioni e relazioni tossiche per riprendere in mano il proprio percorso.

"BlahBlah" racconta il momento in cui si smette di dare peso alle parole degli altri, alle critiche e alle maldicenze, per ritrovare fiducia in sé stessi e guardare avanti. È un invito a seguire il proprio istinto, il proprio modo di essere e i propri sogni, trasformando le esperienze negative in una spinta verso il cambiamento.

Il brano si distingue per un sound contemporaneo che fonde pop, rap ed elettronica. Il ritornello, immediato e coinvolgente, resta impresso fin dal primo ascolto, mentre il testo rivela una profondità che rispecchia l'identità artistica di Lysa Noir. Un contrasto tra leggerezza e introspezione che richiama anche il significato del suo nome d'arte, dove il "Noir" rappresenta la parte più autentica e intensa della sua espressione musicale.

"Voglio ridere di più,
senza ritornare giù.
Voglio andare via di qua,
per non sentire sempre BlahBlahBlah."

Queste parole racchiudono il cuore del brano e rappresentano la filosofia con cui l'artista affronta questa nuova fase della propria carriera: lasciarsi il passato alle spalle e costruire il futuro con maggiore consapevolezza.

"BlahBlah" segna infatti l'inizio di un nuovo percorso artistico per Lysa Noir, che trova nella collaborazione con Nekø Michelin una nuova direzione sonora. Producer e fondatore del RedKnife Studio, Michelin firma una produzione moderna e dinamica, impreziosita da contaminazioni elettroniche che valorizzano la personalità vocale dell'artista e ne esaltano il carattere.



Ad accompagnare questo nuovo capitolo è anche LaLa LABEL, l'etichetta indipendente fondata da Sara Lauricella, che sta seguendo Lysa Noir con un percorso di crescita costruito su misura, valorizzandone l'identità artistica attraverso un lavoro attento, autentico e artigianale.

Con "BlahBlah", Lysa Noir inaugura una nuova stagione musicale fatta di consapevolezza, determinazione e voglia di guardare avanti, confermando una personalità artistica capace di trasformare le esperienze personali in messaggi universali.

Il singolo è disponibile su tutte le principali piattaforme di streaming.

Link ufficiali

-Spotify – Lysa Noir

-Instagram – @lysanoir

-TikTok – @lysanoir

-Spotify – Nekø Michelin

-Instagram – @nekomichelin

-TikTok – @nekomichelin


                                         Giò Di Sarno