Torna il premio internazionale della
Japan Art Association che celebra l’arte come strumento di pace, dialogo
e incontro tra i popoli
Ad accompagnare l’annuncio, un
percorso fotografico attraverso i volti degli italiani premiati da Fellini a
Sophia Loren, da Renzo Piano al Maestro Abbado
Ci sono Federico Fellini e Akira
Kurosawa, Leonard Bernstein e Claudio Abbado, Willem de Kooning e David
Hockney. Ci sono Louise Bourgeois, Marina Abramović, Kenzo Tange, Frank Gehry e
Zaha Hadid. Artisti lontani per provenienza, formazione e linguaggio, ma uniti
dalla capacità di attraversare il proprio tempo e trasformare il modo in cui
guardiamo, ascoltiamo e interpretiamo il mondo. È attraverso i loro nomi che si
può ripercorrere la storia del Praemium Imperiale, uno dei più prestigiosi
riconoscimenti artistici internazionali, che il prossimo 8 settembre
svelerà a Roma, in contemporanea con Tokyo, Berlino, Londra, New York e
Parigi, i vincitori della sua trentasettesima edizione, insieme al
destinatario della Borsa di Studio del Praemium Imperiale 2026 per Giovani
Artisti.
Cinque nuove personalità, scelte nei
campi della pittura, della scultura, dell’architettura, della musica e del
teatro/cinema, entreranno a far parte di un albo
che dal 1989 compone una straordinaria geografia della cultura mondiale. Non
soltanto una successione di grandi maestri, ma il racconto di quasi
quarant’anni di trasformazioni artistiche, sociali e culturali, osservate
attraverso le opere e le visioni di chi ha saputo lasciare un segno profondo
nella comunità internazionale.
La storia del premio comincia in
Giappone. Il Praemium Imperiale viene
istituito nel 1988, in occasione del centenario della Japan Art Association,
la più antica fondazione culturale del Paese, nata nel 1887, e viene assegnato
per la prima volta l’anno successivo. Ma alle sue origini c’è soprattutto una
convinzione: quella del principe Nobuhito Takamatsu, fratello minore
dell’imperatore Hirohito e per 58 anni Patrono onorario dell’Associazione,
secondo il quale il Giappone avrebbe dovuto contribuire alla costruzione della
pace nel mondo attraverso le arti.
È in questa visione che risiede
ancora oggi il significato più profondo del Praemium Imperiale. L’arte come
spazio nel quale le differenze possono incontrarsi; come lingua capace di
superare i confini geografici, politici e culturali; come strumento di
conoscenza reciproca e di dialogo tra i popoli. Un linguaggio universale che
non cancella le identità, ma le mette in relazione.
Per questo il Premium Imperiale non
riconosce soltanto l’eccellenza di un percorso artistico. I vincitori vengono
scelti per i risultati raggiunti, per l’influenza esercitata sulla cultura
internazionale e per il contributo offerto, attraverso la propria attività,
alla comunità mondiale. A essere premiata è dunque anche la capacità dell’arte
di uscire dai propri confini, incidere sulla società e generare nuovi
significati condivisi.
Assegnato in cinque discipline
fondamentali della creazione – pittura, scultura, architettura, musica e
teatro/cinema – il Praemium Imperiale rappresenta per le arti un
riconoscimento internazionale paragonabile a quello dei Premi Nobel,
riconoscendo il valore della ricerca artistica e il ruolo che essa svolge nel
comprendere il presente e immaginare il futuro.
Il suo albo restituisce la misura di
questa storia. Per la pittura sono stati premiati, tra gli altri, Willem de
Kooning e David Hockney, Antoni Tàpies, Jasper Johns, Cy Twombly, Gerhard
Richter, Robert Rauschenberg, Anselm Kiefer, Yayoi Kusama, Cindy Sherman e
Peter Doig. Per la scultura Richard Serra, Christo e Jeanne-Claude, Louise
Bourgeois, Niki de Saint Phalle, Anish Kapoor, Ai Weiwei, Olafur Eliasson e
Marina Abramović. E ancora, per l’architettura, Frank Gehry, Tadao Ando, Jean
Nouvel, Norman Foster, Rem Koolhaas, Oscar Niemeyer, Zaha Hadid, Shigeru Ban e
Eduardo Souto de Moura. Nella musica, Pierre Boulez, Leonard Bernstein, Martha
Argerich, Daniel Barenboim, Philip Glass, Plácido Domingo e András Schiff. Nel
teatro e nel cinema, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa, Pina Bausch, Arthur
Miller, Jean-Luc Godard, Ken Loach, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Ang
Lee e Anne Teresa De Keersmaeker.
Diciassette gli italiani entrati,
dal 1989 al 2025, in questa storia internazionale:
Umberto Mastroianni, Federico Fellini, Arnaldo Pomodoro, Gae Aulenti, Renzo
Piano, Luciano Berio, Giuliano Vangi, Mario Merz, Claudio Abbado, Enrico
Castellani, Maurizio Pollini, Sophia Loren, Cecco Bonanotte, Michelangelo
Pistoletto, Giuseppe Penone, Riccardo Muti e Giulio Paolini.
Accanto ai maestri già capaci di
incidere sulla storia, il Praemium Imperiale guarda anche a chi quella storia
dovrà ancora scriverla. Dal 1997, la Borsa di Studio per Giovani Artisti
sostiene gruppi e istituzioni impegnati nella formazione e nella crescita delle
nuove generazioni. Un passaggio di testimone ideale che mette in relazione
memoria e futuro, riconoscimento e possibilità, patrimonio acquisito e nuovi
linguaggi ancora da scoprire.
I vincitori del Praemium Imperiale
2026 e il destinatario della Borsa di Studio per Giovani Artisti saranno annunciati
martedì 8 settembre, alle ore 11.00, all’Hotel Excelsior di Roma (evento
riservato su invito).
Ad accompagnare l’evento sarà una
mostra fotografica che attraverso i loro volti ripercorrerà i personaggi
italiani premiati che hanno contribuito a dare spessore e autorevolezza
internazionale al riconoscimento. Un
racconto per immagini nel quale la storia del Praemium Imperiale si intreccia
con quella dell’arte e della cultura contemporanea.
Info
e dettagli: www.praemiumimperiale.org/en/
Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it
Marta Volterra marta.volterra@hf4.it
Eleonora
D'Urbano eleonora.durbano@hf4.it 328.153.53.24
Annarita Canalella annarita.canalella@hf4.it 335.749.55.38



