martedì 25 agosto 2026

Praemium Imperiale 2026 L’8 settembre a Roma, in contemporanea con Tokyo, Berlino, Londra, New York e Parigi, l’annuncio dei vincitori della 37esima edizione

 


Torna il premio internazionale della Japan Art Association che celebra l’arte come strumento di pace, dialogo e incontro tra i popoli

Ad accompagnare l’annuncio, un percorso fotografico attraverso i volti degli italiani premiati da Fellini a Sophia Loren, da Renzo Piano al Maestro Abbado

Ci sono Federico Fellini e Akira Kurosawa, Leonard Bernstein e Claudio Abbado, Willem de Kooning e David Hockney. Ci sono Louise Bourgeois, Marina Abramović, Kenzo Tange, Frank Gehry e Zaha Hadid. Artisti lontani per provenienza, formazione e linguaggio, ma uniti dalla capacità di attraversare il proprio tempo e trasformare il modo in cui guardiamo, ascoltiamo e interpretiamo il mondo. È attraverso i loro nomi che si può ripercorrere la storia del Praemium Imperiale, uno dei più prestigiosi riconoscimenti artistici internazionali, che il prossimo 8 settembre svelerà a Roma, in contemporanea con Tokyo, Berlino, Londra, New York e Parigi, i vincitori della sua trentasettesima edizione, insieme al destinatario della Borsa di Studio del Praemium Imperiale 2026 per Giovani Artisti.



Cinque nuove personalità, scelte nei campi della pittura, della scultura, dell’architettura, della musica e del teatro/cinema, entreranno a far parte di un albo che dal 1989 compone una straordinaria geografia della cultura mondiale. Non soltanto una successione di grandi maestri, ma il racconto di quasi quarant’anni di trasformazioni artistiche, sociali e culturali, osservate attraverso le opere e le visioni di chi ha saputo lasciare un segno profondo nella comunità internazionale.

La storia del premio comincia in Giappone. Il Praemium Imperiale viene istituito nel 1988, in occasione del centenario della Japan Art Association, la più antica fondazione culturale del Paese, nata nel 1887, e viene assegnato per la prima volta l’anno successivo. Ma alle sue origini c’è soprattutto una convinzione: quella del principe Nobuhito Takamatsu, fratello minore dell’imperatore Hirohito e per 58 anni Patrono onorario dell’Associazione, secondo il quale il Giappone avrebbe dovuto contribuire alla costruzione della pace nel mondo attraverso le arti.



È in questa visione che risiede ancora oggi il significato più profondo del Praemium Imperiale. L’arte come spazio nel quale le differenze possono incontrarsi; come lingua capace di superare i confini geografici, politici e culturali; come strumento di conoscenza reciproca e di dialogo tra i popoli. Un linguaggio universale che non cancella le identità, ma le mette in relazione.

Per questo il Premium Imperiale non riconosce soltanto l’eccellenza di un percorso artistico. I vincitori vengono scelti per i risultati raggiunti, per l’influenza esercitata sulla cultura internazionale e per il contributo offerto, attraverso la propria attività, alla comunità mondiale. A essere premiata è dunque anche la capacità dell’arte di uscire dai propri confini, incidere sulla società e generare nuovi significati condivisi.



Assegnato in cinque discipline fondamentali della creazione – pittura, scultura, architettura, musica e teatro/cinema – il Praemium Imperiale rappresenta per le arti un riconoscimento internazionale paragonabile a quello dei Premi Nobel, riconoscendo il valore della ricerca artistica e il ruolo che essa svolge nel comprendere il presente e immaginare il futuro.

Il suo albo restituisce la misura di questa storia. Per la pittura sono stati premiati, tra gli altri, Willem de Kooning e David Hockney, Antoni Tàpies, Jasper Johns, Cy Twombly, Gerhard Richter, Robert Rauschenberg, Anselm Kiefer, Yayoi Kusama, Cindy Sherman e Peter Doig. Per la scultura Richard Serra, Christo e Jeanne-Claude, Louise Bourgeois, Niki de Saint Phalle, Anish Kapoor, Ai Weiwei, Olafur Eliasson e Marina Abramović. E ancora, per l’architettura, Frank Gehry, Tadao Ando, Jean Nouvel, Norman Foster, Rem Koolhaas, Oscar Niemeyer, Zaha Hadid, Shigeru Ban e Eduardo Souto de Moura. Nella musica, Pierre Boulez, Leonard Bernstein, Martha Argerich, Daniel Barenboim, Philip Glass, Plácido Domingo e András Schiff. Nel teatro e nel cinema, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa, Pina Bausch, Arthur Miller, Jean-Luc Godard, Ken Loach, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Ang Lee e Anne Teresa De Keersmaeker.

Diciassette gli italiani entrati, dal 1989 al 2025, in questa storia internazionale: Umberto Mastroianni, Federico Fellini, Arnaldo Pomodoro, Gae Aulenti, Renzo Piano, Luciano Berio, Giuliano Vangi, Mario Merz, Claudio Abbado, Enrico Castellani, Maurizio Pollini, Sophia Loren, Cecco Bonanotte, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Riccardo Muti e Giulio Paolini.

Accanto ai maestri già capaci di incidere sulla storia, il Praemium Imperiale guarda anche a chi quella storia dovrà ancora scriverla. Dal 1997, la Borsa di Studio per Giovani Artisti sostiene gruppi e istituzioni impegnati nella formazione e nella crescita delle nuove generazioni. Un passaggio di testimone ideale che mette in relazione memoria e futuro, riconoscimento e possibilità, patrimonio acquisito e nuovi linguaggi ancora da scoprire.

I vincitori del Praemium Imperiale 2026 e il destinatario della Borsa di Studio per Giovani Artisti saranno annunciati martedì 8 settembre, alle ore 11.00, all’Hotel Excelsior di Roma (evento riservato su invito).

Ad accompagnare l’evento sarà una mostra fotografica che attraverso i loro volti ripercorrerà i personaggi italiani premiati che hanno contribuito a dare spessore e autorevolezza internazionale al riconoscimento. Un racconto per immagini nel quale la storia del Praemium Imperiale si intreccia con quella dell’arte e della cultura contemporanea.

Info e dettagli: www.praemiumimperiale.org/en/

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